PugliaPromozione, annullato il sequestro dei beni al dg Scandale
Il direttore generale di PugliaPromozione Luca Scandale non aveva alcun controllo sulle singole voci di spesa, anche in considerazione della mole di pagamenti quotidianamente disposti dall’Agenzia. Non solo: le procedure relative a tutti i pagamenti erano e sono di esclusiva competenza dell’Ufficio Paghe e Pagamenti dell’Agenzia, diretto prima da Vito Mastrorosa (poi andato in pensione) e poi da Nicola Lattarulo. E’ questa la tesi sostenuta dai suoi legali, gli avvocati Michele Laforgia e Aurelio Gironda, e accolta poi dal pm Baldo Pisani che ha così disposto il dissequestro dei beni, 77mila euro, messi sotto sigilli nell’ambito di una inchiesta sulla gestione delle spese dell’Agenzia, nella quale sono indagate 13 persone a vario titolo per peculato (Scandale e altri quattro), distrazione di denaro pubblico e reimpiego di capitali illeciti.
Nella loro memoria difensiva, i legali hanno spiegato che i mandati di pagamento, venivano e vengono predisposti dall’Ufficio e caricati sul portale per la firma digitale del Direttore Generale, per procedere poi al pagamento delle somme già liquidate. Gli investigatori della guardia di finanza hanno documentato che quei mandati erano predisposti e caricati dall’Ufficio Paghe e Pagamenti e sottoposti a Scandale esclusivamente per l’apposizione della “firma”. Il dg non era e non poteva quindi essere a conoscenza delle condotte di peculato a monte delle procedure di liquidazione, e neppure delle causali dei pagamenti erogati a favore di Matteo Minchillo, funzionario deceduto della stessa agenzia e ritenuto dominus del sistema, non avendo alcuna competenza sull’erogazione del trattamento economico dei dipendenti.
Gli avvocati hanno anche fatto notare che fra Scandale, Minchillo e Lattarulo c’erano rapporti conflittuali. Non era quindi neppure ipotizzabile – sostengono – che il direttore generale fosse in combutta per favorire Minchillo. In ogni caso, era del tutto ignaro degli emolumenti non dovuti percepiti da Minchillo. Accogliendo allora la prospettazione difensiva, il sostituto procuratore Baldo Pisani ha dissequestrato i beni, essendo “emerso il ragionevole dubbio in ordine alla sussistenza del dolo nel disporre le operazioni”.




