dopo 15mila km sui pedali Giacomo Gambini conclude l’impresa
PESARO Duecentosei giorni e circa 15mila chilometri per giungere da Pesaro a Pechino: il biker pesarese Giacomo Gambini ancora non ci crede, ma ce l’ha fatta. Partito il 31 dicembre 2025, ha affrontato un percorso spesso impervio, attraversando l’Asia con la bicicletta.

Le sfide del viaggio
«In alcuni tratti ho dovuto prendere anche un aereo e un treno, perché con la guerra in Iran avevano chiuso alcune strade e recentemente due bus per dei brevi tratti, in Cina, perché era l’unico modo per attraversare quelle strade». Nella via soprannominata del PePe (Pesaro-Pechino), Giacomo aveva anche un’altra meta: era partito dal quartiere di Muraglia per arrivare alla Grande Muraglia. Spesso le condizioni meteo non sono state delle migliori, «compresa una tempesta di sabbia davvero difficile: per una giornata ci ho lottato e in alcuni momenti sembrava difficile avanzare». La Mongolia è stata bellissima, ma anche molto dura, Giacomo ha perso un pedale e la sua amata tenda: «Significava perdere la mia casa. Per mesi era stata il posto in cui sentirmi al sicuro. Il giorno dopo ne ho trovata una nuova per circa 10 euro. Non era esattamente pensata per attraversare l’Asia, dovevo dormire in diagonale perché era troppo corta, ma in quel momento era tutto quello che mi serviva. I 10 euro meglio spesi di tutto il viaggio». Ci sono stati giorni in cui ha pedalato anche per 230 chilometri, attraversando il deserto mongolo. «L’emozione più forte è arrivata sulla Grande Muraglia. Era il simbolo che avevo inseguito per mesi: partire dal quartiere Muraglia di Pesaro e arrivare alla Grande Muraglia cinese. È stato lì che ho sentito che il cerchio si stava chiudendo».
Le due ruote
«Non avevo la bici accanto (non si può portare sulla Muraglia Ndr), ma avevo dentro tutto quello che quella bici mi aveva permesso di attraversare: strade, deserti, confini, tempeste, migliaia di incontri», prosegue. Pensava che l’arrivo a Pechino sarebbe stato il momento più emozionante di tutto il viaggio, «ma quando sono arrivato, non ho provato niente di così travolgente. Ero stanco e forse ancora incapace di rendermi conto che fosse davvero finita. Dopo mesi trascorsi a pensare alla tappa successiva, al vento, alla strada e ai problemi da risolvere, fermarsi improvvisamente è stato quasi più difficile che continuare a pedalare». Il 5 agosto il volo di ritorno.




