Procura fa ricorso in Cassazione

È stato fissato per il prossimo 21 ottobre il processo in Cassazione a carico degli agenti della polizia penitenziaria Angelo Di Costanzo, di Santa Maria Capua Vetere, e Vittorio Vinciguerra, di Capua, entrambi coinvolti nella maxi inchiesta sulle presunte torture avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.
I due agenti, giudicati con rito abbreviato, sono stati assolti in primo grado, una decisione successivamente confermata anche dalla Corte d’Appello. Contro il verdetto è però ricorsa la Procura Generale, contestando in particolare la decisione dei giudici d’Appello di non ammettere alcune dichiarazioni ritenute nuove.
Si tratta delle testimonianze di altri agenti della polizia penitenziaria, imputati nel processo attualmente in corso davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, che avrebbero chiamato in causa Di Costanzo e Vinciguerra in relazione ai pestaggi avvenuti all’interno dell’istituto penitenziario.
La Procura Generale ha impugnato proprio le motivazioni con cui la Corte d’Appello ha escluso quelle che vengono indicate come “nuove prove”, ritenendo tale decisione “manifestamente illogica”. Da qui la richiesta presentata in Cassazione: annullare la sentenza d’Appello e disporre il rinvio degli atti a una nuova sezione della Corte partenopea, affinché venga nuovamente valutata la vicenda alla luce dei nuovi elementi raccolti dalla Procura.
I due imputati sono difesi dagli avvocati Mauro Iodice, Massimiliano Di Fuccia e Gerardo Marrocco. Al processo si sono costituiti parte civile diversi detenuti, oltre all’associazione Antigone e al Garante Regionale per le persone detenute, assistiti – tra gli altri – dagli avvocati Carmine D’Onofrio, Andrea Balletta, Orlando Sgambati, Mirella Baldascino, Vincenzo Montanino, Luciano Mariniello, Luca Viggiano, Sergio Iovane, Vincenzo D’Angelo, Goffredo Grasso, Marco Argirò, Enrico Capone, Elvira Rispoli, Giuseppe De Lucia, Pasquale Crisci e Fabio Della Corte.
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