Processo orsa Amarena, il Parco nazionale d’Abruzzo escluso dalle parti civili
Nuovo capitolo nel procedimento giudiziario per l’uccisione dell’orsa Amarena, avvenuta tre anni fa a San Benedetto dei Marsi (L’Aquila). Il giudice del tribunale di Avezzano ha respinto la richiesta del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) di costituirsi parte civile nel processo a carico dell’unico imputato per la morte del plantigrado, fucilato alle spalle nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2023 nel territorio del Parco nazionale.
“Una esclusione che fa riflettere anche per la gestione dell’attività di conservazione del plantigrado che, in quelle settimane di fine estate, è stato segnalato in giro a far danno, più volte dagli allevatori” ha dichiarato a LaPresse l’allevatore Sivigliano Malandra, a cui mamma orsa avrebbe ucciso diversi capi di bestiame, giorni prima dell’incursione notturna del 31 agosto 2023. L’imprenditore ha detto di aver ottenuto un magro indennizzo e non per le diverse incursioni del plantigrado nella sua azienda. Altri danni erano stati denunciati da diversi pastori, sempre nello stesso periodo, all’amministrazione dell’area protetta, ma senza esito positivo.
Ora la bocciatura dell’ente si aggiunge a quella di altre 18 organizzazioni legate al mondo della natura, che hanno proceduto alla richiesta di costituzione di parte civile. Il giudice ha accolto poco più di 20 richieste di costituzione, riconoscendo lo status di parte civile a circa la metà dei richiedenti, tra cui il Comune di Villalago, sempre nell’aquilano.
Si tornerà in aula il 25 settembre quando i legali dell’unico imputato per la morte dell’orso, reo confesso, chiederanno un termine a difesa per definire la strategia processuale.
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