Marche

«Preso a calci anche quando ero a terra»

ANCONA «Dai, lasciate in pace il mio amico, stiamo andando a casa». Mai avrebbe pensato che quelle parole, pronunciate fuori da una discoteca milanese, sarebbero state il preludio di una vendetta fatta di calci e pugni in faccia. Colpi senza pietà, per il solo gusto di scagliarli. Un massacro quello subito nella notte tra sabato e domenica da un 22enne anconetano, studente di Economia all’Università Cattolica. Lo hanno picchiato almeno in dieci, una banda composta da italiani e albanesi. «All’ospedale hanno messo due punti sul sopracciglio, ho uno occhio gonfio e un’abrasione alla schiena perché mi hanno buttato pure contro un’auto parcheggiata» racconta il 22enne, figlio di un imprenditore dorico.

Il dramma

Con lui all’ospedale ci sono finiti altri due ragazzi, anche loro anconetani.

Uno ha 18 anni e dovrà operarsi per ricomporre la frattura subita a un dito. Era andato a Milano per trovare il fratello maggiore (pure lui medicato al pronto soccorso) e il 22enne che ha avuto la peggio. I tre, sabato sera, si erano recati alla discoteca Gattopardo per festeggiare un loro amico. Una rimpatriata di ragazzi anconetani nel capoluogo meneghino che poteva finire in tragedia. La violenza si è scatenata fuori dal locale, dopo la chiusura. Erano circa le 5, un’ora in cui la notte milanese può far paura.

«Uscendo ci siamo imbattuti in un gruppetto di 4-5 ragazzi che non erano in discoteca. Stavano dando fastidio a una nostra amica» ricorda il 22enne. Il battibecco è morto sul nascere. Nessun problema apparente, tanto che le comitive non sono arrivate allo scontro. Ognuno ha preso la propria strada. «I miei due amici si sono incamminati per andare a prendere l’auto, ma hanno sbagliato via. A un certo punto si sono ritrovati davanti al gruppetto di prima, ma questa volta composto da 10-15 persone». Uno ha agganciato il braccio del 18enne anconetano. «Gli ridevano in faccia» racconta lo studente della Cattolica. Non cercavano altro, probabilmente, che un pretesto per dare sfogo alla violenza. Per difendere il giovane amico, è intervenuto il 22enne.

«Lasciatelo stare, ce ne stiamo andando a casa» ha detto lo studente. Le ultime parole prima di essere pestato selvaggiamente. «Mi hanno aggredito in dieci, dandomi pugni in faccia, buttandomi contro una serranda e una macchina parcheggiata. Sono finito a terra, non è bastato: hanno continuato a darmi calci sul viso» le parole del 22enne, ancora provato dall’ondata di violenza. «Alcuni momenti non li ricordo, pensavo solamente a fuggire, non ho neanche provato a reagire».

Il soccorso

A stoppare le botte ci hanno pensato i due amici del 22enne. Ma le hanno prese anche loro. Il 18enne (che ha preferito andare al pronto soccorso di Torrette dopo la nottata di paura) ha rimediato la frattura al dito della mano, il fratello maggiore ha riportato ecchimosi al viso e un occhio nero. «Tra dieci giorni devo togliere i punti al sopracciglio» dice il 22enne. «Se ho più paura di prima a girare per Milano? Sicuramente. Quando ero al pronto soccorso è venuto un signore, lo avevano preso a bottigliate in testa». Scene di ordinaria follia di guerriglia urbana. Sul caso del pestaggio degli anconetani indaga la polizia. All’arrivo delle Volanti, il branco si era già dileguato. Nei dintorni del Gattopardo ci sono le telecamere. Chissà non forniscano un valido assist agli investigatori.




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