Guerra Iran, Trump: «Stiamo vincendo» e intanto si aprono i negoziati in Pakistan
«Sto vincendo una guerra, e di gran lunga». Donald Trump rilancia sui social e rivendica il successo dell’offensiva americana contro l’Iran. Nei post su Truth Social attacca i media – dal The New York Times al The Wall Street Journal fino al The Washington Post – accusandoli di diffondere «notizie false» che favorirebbero il nemico.
Il presidente descrive uno scenario opposto: Marina iraniana «annientata», aviazione in difficoltà, sistema difensivo compromesso. Rivendica anche l’impatto del blocco economico: «Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno». E sull’operazione «Midnight Hammer» parla di «completa distruzione» dei siti nucleari. Nuovo affondo contro la CNN, accusata di sminuire i militari americani.
Dietro i toni trionfali, però, emerge un quadro più complesso. Secondo ricostruzioni da Washington, Trump appare sempre più isolato alla Casa Bianca, senza appuntamenti pubblici e con una strategia d’uscita dalla guerra ancora incerta. La tregua con l’Iran, fissata per metà settimana, resta un passaggio delicato.
La decisione di bloccare lo Stretto di Hormuz si sta rivelando un nodo critico: Teheran mantiene il controllo di un passaggio chiave e questo indebolisce la posizione americana. In questo contesto, lo stile comunicativo del presidente – tra interviste e messaggi spesso contraddittori – avrebbe creato tensioni anche all’interno del suo entourage, che in alcune fasi lo avrebbe escluso dalle scelte operative più sensibili.
Intanto proseguono i contatti diplomatici, con negoziati attesi tra Pakistan e Stati Uniti, mentre Trump alterna aperture a dichiarazioni più rigide. «Il mio accordo sarà migliore di quello di Barack Obama», ha detto, senza indicare tempi certi. Le delegazioni americana e iraniana «arrivano oggi a Islamabad contemporaneamente» e «il secondo colloquio si terrà come previsto», ha detto un funzionario pakistano.
Il conflitto è ormai vicino alla soglia dei sessanta giorni: un limite oltre il quale servirebbe il via libera del Congresso, con possibili ripercussioni politiche interne. Un elemento che aumenta la pressione su una trattativa ancora incerta.
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