Poste italiane, testimonianza Gabriella Berbati, tra lavoro e famiglia
FVG – Conciliare la vita familiare con un ruolo lavorativo di responsabilità non è semplice. A saperlo bene è Gabriella Berbati che, a 35 anni, è madre di due bambini e direttrice dell’ufficio postale di Medea, nell’hub di Gorizia. Una sfida quotidiana fatta di organizzazione, equilibrio e determinazione, affrontata con passione e professionalità.
Il suo percorso in Poste Italiane inizia nel 2021, in un momento particolare della vita: «Quando sono stata assunta ero in maternità. Cercavo un impiego in una grande azienda, ho letto l’annuncio con cui cercavano operatori di sportello e mi sono candidata. Ed eccomi qui!», racconta la dipendente. Un’esperienza che è cresciuta passo dopo passo: «Durante la seconda gravidanza sono stata trasferita in un ufficio più grande e ho lavorato fino all’ottavo mese».
Alla domanda su cosa apprezzi maggiormente del suo lavoro, la voce diventa frizzante e le risposte piene di entusiasmo. «Mi piace il contatto con il pubblico: per me è come avere tante famiglie tutte insieme. So che, se ci si impegna e si portano avanti gli obiettivi con dedizione, Poste Italiane è una realtà che valorizza le persone e offre concrete opportunità di crescita e in questa filiale ogni giorno c’è qualcosa da imparare».
Un impegno che non si ferma allo sportello. Gabriella è infatti donatrice di sangue ed è sempre pronta a sostenere le associazioni e le persone in difficoltà, confermando un forte senso di responsabilità verso la comunità.
La stessa attenzione e sensibilità la guidano anche nel contrasto alle truffe ai danni dei clienti, soprattutto anziani: «Siamo formati per riconoscere comportamenti anomali e per effettuare controlli incrociati sulle operazioni. A volte è meglio sembrare curiose per evitare di mettere a rischio denaro e documenti: una domanda in più o una verifica su messaggi ricevuti può fare la differenza».
Proprio poche settimane fa Gabriella ha sventato un tentativo di truffa ai danni di un pensionato. «Mi aveva chiesto di effettuare versamenti su una carta Postepay perché, dopo aver richiesto un prestito di qualche migliaio di euro, gli era stato detto che doveva pagare una prima rata per ricevere il denaro. Ho capito subito che c’era qualcosa di strano: i messaggi erano tradotti automaticamente e provenivano da una sim straniera. Ho bloccato subito l’operazione».
La storia di Gabriella rappresenta un esempio concreto di come oggi molte donne riescano a ricoprire ruoli di responsabilità, coniugando lavoro e famiglia, e realizzandosi pienamente sia come professioniste sia come persone, all’interno di un’azienda che fa della valorizzazione delle competenze uno dei suoi punti di forza.



