Pos e scontrini, in Italia emergono 9,1 miliardi di imponibile nascosto. In Umbria la stima può valere fino a 120 milioni

Il collegamento tra pagamenti elettronici e scontrini sta iniziando a produrre i primi effetti concreti sul contrasto all’evasione fiscale. Secondo l’elaborazione del Sole 24 Ore, nei primi sei mesi dall’avvio operativo del nuovo sistema, l’incrocio tra dati dei Pos e corrispettivi telematici avrebbe fatto emergere in Italia una maggiore base imponibile pari a circa 9,1 miliardi di euro. Una cifra destinata ad aumentare nei prossimi mesi perché il meccanismo è entrato pienamente a regime soltanto da marzo.
Il dato non significa che lo Stato abbia già recuperato quanto dovuto su 9,1 miliardi di euro di base imponibile, ma che sono stati individuati ricavi che, secondo la ricostruzione, non risultavano correttamente registrati ai fini fiscali. Il maggior gettito stimato, legato soprattutto all’Iva, sarebbe nell’ordine di 1,6 miliardi di euro.
Il principio alla base della nuova procedura è semplice: per anni Pos e registratori telematici hanno viaggiato su due binari separati. Un pagamento elettronico poteva essere effettuato senza che il relativo corrispettivo fosse necessariamente intercettato in modo automatico dal sistema fiscale. Ora l’agenzia delle entrate può confrontare il pagamento ricevuto attraverso strumenti elettronici con lo scontrino trasmesso dal registratore telematico, individuando eventuali differenze.
La misura riguarda soprattutto il commercio al dettaglio, la ristorazione, i servizi alla persona e tutte quelle attività dove il rapporto diretto con il consumatore rende possibile la mancata certificazione di parte dei ricavi.
Per l’Umbria non esiste ancora un dato ufficiale dell’agenzia delle entrate che permetta di quantificare quanto della nuova emersione nazionale riguardi il territorio regionale. È però possibile costruire una stima attraverso tre passaggi, utilizzando i dati disponibili sull’evasione e sulla struttura economica regionale.
Il primo criterio è quello più generale e consiste nel rapportare il risultato nazionale alla dimensione economica dell’Umbria. La regione rappresenta circa l’1% dell’economia italiana. Applicando questa proporzione ai 9,1 miliardi di maggiore imponibile individuati a livello nazionale si arriverebbe a una prima stima nell’ordine dei 90-100 milioni di euro di base imponibile potenzialmente recuperabile.
Un secondo passaggio porta a correggere questa cifra considerando che il fenomeno riguarda soprattutto l’Iva e non l’intero universo dell’evasione fiscale. L’Umbria, secondo le ricostruzioni storiche del tax gap, presenta una propensione all’evasione superiore alla media nazionale, ma il dato complessivo comprende anche altre forme di irregolarità, come lavoro sommerso, redditi non dichiarati e altre imposte. Per il solo comparto dei corrispettivi commerciali il correttivo deve quindi essere più prudente. Tenendo conto del peso dell’Iva e dei settori maggiormente interessati dall’obbligo Pos-scontrini, la stima può salire verso una fascia compresa tra 100 e 110 milioni di euro.
Il terzo elemento riguarda i controlli sul territorio. Le verifiche della Guardia di finanza sugli scontrini e sulle ricevute fiscali mostrano che, tra le attività selezionate per i controlli, la quota di irregolarità riscontrata è stata elevata. In provincia di Perugia, nei primi otto mesi del 2025, sono stati effettuati 894 controlli su scontrini e ricevute, con 351 violazioni accertate, pari a circa il 39% delle verifiche. Un dato che non significa che quattro attività su dieci evadano, perché i controlli sono mirati e non casuali, ma indica comunque che il settore dei corrispettivi rappresenta un’area dove il rischio di mancata dichiarazione è concreto.
Proprio questo elemento consente di affinare la stima senza trasferire automaticamente in Umbria il dato nazionale. Considerando il peso economico della regione, il profilo del tessuto commerciale formato in larga parte da piccole attività e i risultati delle verifiche sul campo, una previsione prudente porta a ipotizzare per l’Umbria una base imponibile recuperabile in una forbice compresa indicativamente tra 100 e 120 milioni di euro.
Il possibile recupero fiscale sarebbe invece molto più contenuto, perché la base imponibile non coincide con le imposte da versare. Nel dato nazionale elaborato dal Sole 24 Ore il rapporto tra maggiore imponibile emerso e maggiori versamenti è stato circa del 17%. Applicando lo stesso rapporto, l’effetto sulle entrate pubbliche potrebbe collocarsi nell’ordine dei 18-20 milioni di euro.
Queste risorse, però, non entrerebbero nel bilancio della Regione Umbria. Trattandosi prevalentemente di recupero di Iva e quindi di imposta erariale, il gettito aggiuntivo andrebbe allo Stato. L’effetto per il territorio sarebbe comunque indiretto: una maggiore capacità di contrasto all’evasione significa più entrate complessive per la finanza pubblica e una riduzione del divario tra chi rispetta gli obblighi fiscali e chi sottrae imponibile.
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