Pogacar salvato dal casco. Il medico: “Nessuna fretta, può rischiare la paralisi”
Tre milioni di follower su Instagram di Tadej Pogacar si sono svegliati ieri mattina con il buongiorno del campione del mondo, bendato, ferito in un letto dell’ospedale universitario Dexeus di Barcellona, eppure allegro, con in sottofondo Stayin’ Alive, la canzone dei Bee Gees molto adatta a quel che gli è accaduto sabato pomeriggio.
Pogacar cade e si ritira dalla Vuelta: clavicola fratturata e trauma cranico, Mondiale addio
di Cosimo Cito


Caccia all’oggetto misterioso
Negli stessi momenti a Simat de la Valldigna, un borgo medievale della Comunità Valenciana, un flusso ininterrotto di gente è andato a caccia dell’oggetto del mistero: un sasso, una camera GoPro, una batteria? Cosa ha fatto cadere Tadej Pogacar mentre veleggiava tranquillo in una tappa sonnacchiosa di una Vuelta che avrebbe potuto perdere in un solo modo? Quel modo si è realizzato a 32 km dall’arrivo, alla velocità di 58 km all’ora (così dice la telemetria di bordo pubblicata da Tadej).


Il casco gli ha salvato la vita
Pogacar aveva una sola mano sul manubrio, con l’altra beveva da una borraccia. I suoi compagni hanno evitato l’oggetto nero, lui no. È caduto pesantemente sulla sinistra della carreggiata. Il casco gli ha salvato la vita: un oggetto stampato in 3D da 420 euro prodotto in Valtellina, a Talamona, dalla MET, che ha assolto in pieno al suo dovere. La commozione cerebrale, tuttavia, ha impedito che la frattura scomposta alla clavicola potesse essere operata nell’immediato. L’intervento sarà effettuato tra oggi e domani dal dottor Xavier Mir, uno dei migliori specialisti al mondo in traumatologia: sotto i suoi ferri finiscono i piloti di MotoGp dopo le loro cadute. Quanto a rischi, la differenza tra i due sport è sempre più ridotta. E nemmeno i campionissimi come Pogacar sono immuni.
I tempi di recupero, avere fretta sarebbe un grosso rischio
L’entourage di Pogi non si sbilancia e lascia aperta una flebile speranza non tanto per il Mondiale (27 settembre), quanto per i campionati Europei (proprio in Slovenia, il 2 ottobre) e il Lombardia (10 ottobre). Contro questa ipotesi però parla la scienza. «Non è tanto la frattura alla clavicola» spiega il dottor Paolo Baudi, specialista in chirurgia della spalla e responsabile della Shoulder clinic di Modena, «quanto la lesione alla settima vertebra cervicale, l’ultima, quella di passaggio tra la colonna cervicale e quella dorsale. Per quella Tadej dovrà portare un collarino rigido per una decina di giorni. Ma fino a completa guarigione sarebbe molto pericoloso per lui tornare in bici: in caso di nuova caduta rischierebbe molto, persino la paralisi. Potrebbe non ricevere l’idoneità finché non sarà totalmente guarito».
Senza Pogacar è un altro ciclismo
In quel che resta di questa stagione l’ambiente dovrà abituarsi a fare a meno della sua star assoluta. Un primo assaggio del nuovo-vecchio ciclismo si è avuto ieri alla Vuelta: allo spagnolo Enric Mas è bastato uno scatto a -1,8 km dall’arrivo per vincere la tappa sull’Alto de Aitana, il massimo con il minimo sforzo, l’inverso della filosofia di Pogacar. Meno spettacolo, meno spettatori, meno appeal. Il danno economico non è tanto per Tadej (8 milioni di stipendio l’anno che saliranno a 10 con il rinnovo fino al 2032, le vittorie da sole aggiungono qualche centinaia di migliaia di euro che vengono poi divise con i compagni di squadra), quanto per tutto il ciclismo. Durante l’ultimo Tour de France sono state 43 milioni le visualizzazioni video sulle piattaforme france.tv e franceinfo: +80% rispetto al 2025. La tappa dominata da Pogi sull’Alpe d’Huez ha raccolto in Francia uno share tv del 64% e ha portato sui 21 tornanti circa 700mila persone. L’essenzialità di Pogacar si sentirà, fortissima, proprio in sua assenza.
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