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PIL Calabria, Cgil: “Senza una strategia strutturale il rischio è tornare indietro”



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“I dati sono incoraggianti, ma non autorizzano trionfalismi: la crescita c’è, ma non è ancora strutturale, non produce abbastanza lavoro stabile e rischia di esaurirsi con la fine delle misure straordinarie che l’hanno sostenuta”.

Il Segretario Generale Cgil Calabria Gianfranco Trotta commenta così i dati diffusi da Bankitalia e Svimez che certificano per la Calabria una crescita del Pil dell’1,1%, superiore a quella registrata nel Mezzogiorno e nel resto del Paese.

Oltre il dato statistico: precarietà e lavoro povero

La Cgil Calabria invita a interpretare questi numeri con prudenza e ad andare oltre il dato statistico per riflettere sulla qualità e sulla tenuta nel tempo di questo sviluppo.

La crescita c’è, ma non è determinata da fattori che la possono rendere stabile nel tempo e, soprattutto, non si traduce automaticamente in lavoro di qualità – sottolinea Trotta -. Se da un lato si registra un aumento dell’occupazione, dall’altro continuano a pesare fenomeni ormai consolidati come precarietà e lavoro povero e nero, particolarmente diffusi nei settori del turismo, del commercio, dell’agricoltura e dell’edilizia, indicati come i principali motori di crescita”.

L’incognita del post-2026 e l’effetto dei bonus

Il sindacato si interroga: una parte rilevante della crescita è legata a misure straordinarie e non permanenti, a partire dal Superbonus 110%, che ha attivato soprattutto investimenti privati, e dalle ingenti risorse messe in campo attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Cosa accadrà dopo il 2026, quando questo forte impulso verrà meno?

La recente Assemblea nazionale della Cgil sul Mezzogiorno ha individuato una piattaforma di proposte che punta a una crescita solida, inclusiva e duratura.

“Occorre – afferma Trotta – utilizzare in maniera strategica gli investimenti pubblici e le risorse del Pnrr per colmare i ritardi infrastrutturali e industriali accumulati negli anni, superando definitivamente la logica dei tagli che ha penalizzato il Sud”.

Le priorità per lo sviluppo: industria, scuola e giovani

“La Calabria – continua – ha inoltre bisogno di una politica industriale, manifatturiera e meccanica, capace di accompagnare la transizione ecologica e digitale attraverso piani di sviluppo mirati e infrastrutture efficienti, in grado di collegare territori, persone e imprese. Servono investimenti strutturali nella scuola, nella formazione e nella ricerca per contrastare la povertà educativa e fermare l’emorragia di giovani e competenze che ogni anno lasciano il Mezzogiorno”.

Il no all’autonomia differenziata e la visione futura

“Ci opponiamo in maniera decisa – chiarisce il Segretario Generale – a riforme che rischiano di accentuare ulteriormente i divari territoriali, a partire dall’autonomia differenziata, riaffermando il principio dell’universalità dei diritti costituzionali e la necessità di garantire pari opportunità a tutti i cittadini, indipendentemente dal territorio in cui vivono”.

“La Calabria – conclude – non ha bisogno di eventi straordinari destinati a esaurirsi, ma di una visione di lungo periodo che metta al centro il lavoro, i diritti e la giustizia sociale”.


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