Piemonte maglia nera per i pediatri: ognuno segue 1126 bambini contro i 917 di media nazionale
In Piemonte il numero medio di assistiti per pediatra di libera scelta è pari a 1.126, un poco invidiabile primato fra le regioni italiane: la regione si trova, insomma, ben al di sopra della media nazionale, che è di 917 assistiti per pediatra, e anche al di sopra del “massimale senza deroghe”, cioè 1.000 assistiti per pediatra.
Il dato, su cui Repubblica aveva già lanciato l’allarme l’anno scorso, emerge ora anche dall’analisi della Fondazione Gimbe (organismo indipendente che svolge a livello nazionale attività di ricerca, formazione e informazione scientifica) sui pediatri di libera scelta del Servizio sanitario nazionale e sulla loro carenza nelle diverse regioni italiane. In Piemonte, “facendo riferimento – spiega Gimbe – al rapporto ottimale di un pediatra di libera scelta ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall’ultimo accordo collettivo nazionale), si stima una carenza di 109 di questi professionisti.


La difficile situazione piemontese si rispecchia non solo nel numero di piccoli assistiti per pediatra, ma anche per popolazione che usufruisce del servizio: secondo lo studio della fondazione “in Piemonte il 78,7% della popolazione tra 6 e 13 anni risulta seguita da un pediatra di libera scelta, mentre la media nazionale è dell’82,9%”. Inoltre, avverte Gimbe, “entro il 2029 saranno 45 i pediatri di libera scelta a raggiungere l’età di pensionamento di settant’anni”, riducendo ulteriormente il numero degli specialisti a disposizione.


A ogni bambino, sin dalla nascita, deve essere assegnato un pediatra di libera scelta per garantire l’accesso a servizi e prestazioni inclusi nei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale. “Tuttavia – dichiara il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, fotografando la situazione italiana in cui sono le regioni del Nord e soprattutto il Piemonte a essere penalizzate – si registrano criticità ricorrenti: procedure complesse, risposte non sempre tempestive da parte delle Asl, pediatri con un numero troppo elevato di assistiti e, in alcune aree, impossibilità per le famiglie di iscrivere i propri figli a un pediatra di famiglia. Una situazione che crea disagi e rischia di compromettere la continuità dell’assistenza soprattutto per i bambini più piccoli e più fragili”.
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