Umbria

Piano regionale dei rifiuti, il centrodestra chiede il riesame della proposta di revisione


Alcune osservazioni e una richiesta di riesame della proposta di revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti: queste le considerazioni inserite dai rappresentanti territoriali del centrodestra in un documento unitario diretto al Consiglio delle Autonomie Locali dell’Umbria.

Nel documento, in premessa, viene spiegato che: “La revisione del Piano regionale di gestione dei rifiuti dell’Umbria modifica la strategia di chiusura del ciclo, rinunciando alla previsione del termovalorizzatore e facendo affidamento su un insieme di risultati attesi: incremento della raccolta differenziata, maggiore recupero di materia, realizzazione di nuovi impianti, produzione di combustibile solido secondario (CSS) e disponibilità di utilizzatori industriali”. In particolare, “le scelte di pianificazione regionale incidono direttamente sui Comuni, sui gestori del servizio, sulla sostenibilità della tariffazione e sulle comunità interessate dagli impianti e dalle discariche” e, per questo, “la tenuta dell’assetto proposto deve essere valutata non soltanto in uno scenario favorevole, ma anche in ipotesi di ritardo o mancato conseguimento degli obiettivi programmati”.

In base a quanto premesso, i rappresentanti umbri del centrodestra hanno presentato alcune osservazioni, suddivise in otto punti: Rinuncia al termovalorizzatore e maggiore fabbisogno di discarica (il centrodestra spiega che “Secondo i dati riportati nella documentazione esaminata, il precedente scenario prevedeva nel 2030 un conferimento in discarica prossimo al 7% dei rifiuti urbani, mentre la revisione prospetta circa il 13%. I flussi urbani e derivati da smaltire passerebbero, nelle rispettive simulazioni, da circa 31.000 a 61.000 tonnellate” e che, per questo, “La rinuncia al termovalorizzatore non può essere considerata di per sé un vantaggio ambientale o economico se aumenta il fabbisogno di smaltimento”), Incertezza delle soluzioni tecnologiche future ( perché “La produzione di idrogeno dai rifiuti è prospettata come possibilità subordinata a studi di fattibilità e verifiche tecniche ed economiche, con un eventuale orizzonte di entrata a regime dal 2035”), CSS e garanzia degli sbocchi industriali (secondo il centrodestra “Occorre chiarire i quantitativi effettivamente destinati agli impianti, gli effetti cumulativi con le attività esistenti, le emissioni, i trasporti e le garanzie ambientali e sanitarie”).

Oltre a questo, nel documento si parla anche di obiettivi di raccolta differenziata e loro concreta realizzabilità (“È necessario un quadro economico analitico che identifichi fabbisogni, fonti di finanziamento, costi di realizzazione e gestione, scenari di rischio e conseguenze sulle tariffe applicate a famiglie e imprese”, scrivono), di recupero di materia, riciclo e riuso ( perché “occorre tenere distinti raccolta differenziata, selezione, riciclo effettivo e recupero energetico, nonché quantificare con obiettivi annuali verificabili il contributo del riuso”), della capacità e del destino delle discariche (in particolare Borgogiglione, Belladanza e Le Crete considerati “nodi essenziali del sistema”) e in ultimo dell’analisi degli scenari sfavorevoli.

Sulla base delle ragioni e delle osservazioni presentate, nel documento unitario il centrodestra chiede quindi al Consiglio delle Autonomie Locali dell’Umbria “di esaminare le presenti osservazioni nell’ambito del procedimento relativo alla revisione del Piano regionale dei rifiuti e di acquisirle formalmente agli atti, di rappresentare alla Regione Umbria la necessità di un riesame della strategia di chiusura del ciclo, corredato da una comparazione tecnica, ambientale ed economica omogenea tra il modello precedentemente previsto e quello proposto, di richiedere un’analisi di sensitività su obiettivi di differenziata, ritardi degli impianti, effettive rese di riciclo e indisponibilità degli utilizzatori del CSS, con quantificazione dei maggiori conferimenti in discarica”. Oltre a questo, le richieste avanzate prevedono “di chiedere l’indicazione documentata degli investimenti, delle coperture finanziarie, dei costi di gestione e dell’impatto atteso sulle tariffe, con particolare riferimento alla tariffazione puntuale e agli impianti per il CSS, di richiedere la verifica degli sbocchi industriali del CSS, distinguendo capacità teorica, disponibilità concreta e impegni di ritiro, di chiedere un cronoprogramma territoriale e misurabile per raccolta differenziata, recupero di materia e riuso, con monitoraggio pubblico dei risultati, di richiedere, per Borgogiglione, Belladanza e Le Crete, un quadro aggiornato delle volumetrie autorizzate e residue, dei conferimenti previsti, delle eventuali ulteriori capacità e delle condizioni di cessazione e di valutare, ove il quadro istruttorio risulti insufficiente, l’espressione di rilievi critici e la richiesta di integrazioni prima delle determinazioni definitive, secondo le competenze e le fasi procedimentali applicabili”.

In conclusione, nel documento a firma Antonio Ruggiano (sindaco di Todi), Stefano Zuccarini (sindaco di Foligno), Valerio Bazzoffia (sindaco di Bettona), Roberta Tardani (sindaco di Orvieto), Luca Carizia (sindaco di Umbertide), Fabrizio Gareggia (sindaco di Cannara), Francesco Gagliardi (vicesindaco di Gubbio), Tommaso Campagni (consigliere comunale di Città di Castello), Leonardo Pacini (consigliere comunale di Foligno), Alessio Nicchi (consigliere comunale di Gubbio) e Alessia Tagliavento (consigliere comunale di Gualdo Tadino), i rappresentanti sottolineano che: “L’obiettivo della riduzione dei rifiuti e del loro massimo recupero debba accompagnarsi a una garanzia effettiva di chiusura del ciclo. In assenza di tale dimostrazione, la rinuncia al termovalorizzatore rischia di trasferire sulle discariche, sui territori e sugli utenti i costi e le conseguenze di eventuali scostamenti dalle previsioni”. La richiesta è quella di un “pronunciamento del CAL fondato su dati verificabili, analisi dei rischi e sostenibilità economico-ambientale dell’intero sistema”.


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