Salute

Pesticidi, cambiamenti climatici: tutti i fattori che mettono a rischio le api, anche di estinzione

Minacciate dai cambiamenti climatici ma ancor di più dai pesticidi. Oltre 20.000 specie di api, tante sono quelle conosciute a livello globale, sono a rischio. Ma le più vulnerabili, spiega nella Giornata mondiale dedicata a questo prezioso insetto Silvia Visca, responsabile biodiversità di Greenpeace, “non sono tanto le api mellifere (da miele), allevate in maniera sia intensiva che estensiva. A differenza infatti di qualche anno fa, i dati e le conoscenze attuali raccontano questa realtà: le specie di api più in pericolo sono quelle selvatiche e non solo la mellifera, tanto che l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), l’ente che si occupa di catalogare le specie minacciate, ha evidenziato come su 1.100 apoidei selvatici noti in Italia 151 siano a rischio e 34 a rischio concreto di estinzione o prossimi ad esso. Può sembrare un numero piccolo ma a livello ecosistemico è drammatico”.

Un collasso invisibile che impoverisce le comunità

Quello delle api è un collasso poco visibile e che dunque colpisce poco l’opinione pubblica. Eppure, come spiega in un rapporto l’European Environment Agency, gli impollinatori selvatici sono essenziali per la resilienza degli ecosistemi e la produzione alimentare, visto che circa l’84% delle specie coltivate in Europa dipende dall’impollinazione degli insetti. La drastica perdita di impollinatori selvatici, tra cui api selvatiche, sirfidi, farfalle e falene, mette a grave rischio il servizio di impollinazione con gravi ripercussioni e sulla natura e sulla sicurezza alimentare. E soprattutto nelle comunità più vulnerabili, denuncia il saggio pubblicato a maggio sulla rivista Nature, il declino delle specie di impollinatori locali esacerba i tassi di povertà e la carenze di micronutrienti, come nelle comunità di piccoli agricoltori del Nepal da cui parte lo studio.

Pesticidi grandi responsabili

Al centro del dibattito sulla sopravvivenza degli apidi c’è il tema dei pesticidi. Secondo un articolo pubblicato su Science Direct i pesticidi sono uno dei principali fattori del declino degli impollinatori, con una grande variabilità da paese a paese, visto che “alcuni paesi hanno registrato un aumento del 3.000-4.000% tra il 1995 e il 2020, mentre per la maggior parte dei paesi la crescita è stata quasi raddoppiata”. E le previsioni al 2030, secondo l’articolo, sono di aumento di tutte le classi dei pesticidi in Africa e Sud America, mentre l’uso degli erbicidi è destinato ad aumentare in Nord America e Asia Centrale e quello dei fungicidi in tutte le regioni asiatiche. Anche un altro studio della Cornell University illustra come i pesticidi possono provocare il collasso improvviso del rapporto tra piante e impollinatori, e indica in un uso eccessivo dei pesticidi chimici una delle principali minacce all’impollinazione. Secondo lo studio, gli impollinatori accumulano sostanze tossiche dalle piante con cui interagiscono direttamente attraverso il nettare e il polline. Ciò può compromettere la crescita e la sopravvivenza stessa di intere popolazioni di impollinatori, fino a innescare un collasso improvviso dell’intera rete ecologica tra piante e api. “I fitofarmaci hanno un impatto devastante sulla fisiologia di questi animali, ne compromettono il sistema immunitario e quello nervoso”, sostiene Silvia Visca; Greenpeace ha lanciato una petizione urgente per la riduzione dei pesticidi in agricoltura.

Europa ambigua sull’emergenza api

Di fronte a questa emergenza, l’Europa sta assumendo un atteggiamento ambiguo. “Senza questi insetti le piante non potrebbero riprodursi e quindi la stragrande maggioranza delle specie coltivate in Europa verrebbe meno. Eppure, a livello europeo, con la proposta di regolamento Omnibus, si sta cercando di smantellare la protezione e le tutele raggiunte dopo anni di conquiste e di importanti normative, che impongono revisioni periodiche e controlli sui principi attivi per valutarne la pericolosità per la natura umana e l’ambiente dei pesticidi”. Un atteggiamento che contrasta con il tentativo, sempre dell’Unione Europea, di portare avanti un piano generale per gli insetti impollinatori per invertirne il declino entro il 2030 e che prevede il miglioramento della conservazione delle specie minacciate, un ripristino degli habitat degli impollinatori specie nei paesaggi agricoli, l’attenuazione dell’impatto dei pesticidi, il contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici e un aumento delle conoscenze sul declino di questi insetti. “Se davvero si volesse difendere api e impollinatori, questa strategia, che va nella stessa direzione, tra l’altro, della Nature Restoration Law – conclude Visca – dovrebbe essere implementata anche a livello nazionale, mettendoci un impegno finanziario. Serve che anche l’Italia faccia la sua parte e si impegni per la tutela della biodiversità e degli insetti impollinatori, ricostruendo i loro habitat, ripristinando gli ecosistemi, aumentando le infrastrutture verdi e la connettività ecologica. L’Italia deve adottare un Piano Nazionale di Ripristino della Natura ambizioso, garantendo il coordinamento tra le funzioni regionali e quelle statali e soprattutto una copertura finanziaria per le azioni da intraprendere. Per ora, però, non c’è traccia di questo impegno concreto”.

L’articolo Pesticidi, cambiamenti climatici: tutti i fattori che mettono a rischio le api, anche di estinzione proviene da Il Fatto Quotidiano.


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