Marche

«Pescatori in difficoltà, difficile tirare su le nasse»


ANCONA La mucillagine torna a preoccupare la costa marchigiana. Le segnalazioni si stanno moltiplicando a nord della regione, da Gabicce a Pesaro, da Fano a Senigallia, mentre fenomeni analoghi vengono osservati molto più a sud, in Abruzzo. A lanciare l’allarme è Coldiretti, che parla di una criticità da seguire con grande attenzione per le possibili ripercussioni sull’equilibrio del mare e, soprattutto, sull’attività della piccola pesca artigianale, quella da posta.

 L’impatto

A raccogliere le preoccupazioni degli operatori è Tonino Giardini, rappresentante di Coldiretti Pesca Marche. «La mucillagine sta creando forti disagi alle attività in mare», spiega. Le prime testimonianze riferiscono di reti sempre più difficili da gestire a causa del materiale gelatinoso che si attacca agli attrezzi e ne rende più complicato l’utilizzo. Un quadro confermato anche da Franco Ghiandoni, presidente di Coomarpesca e del mercato ittico di Fano. «Le barchette ci dicono che è complicato tirare su le nasse perché viene su tutta roba sporca», osserva, annunciando l’intenzione di verificare direttamente la situazione insieme agli operatori. Per le marinerie marchigiane il problema arriva in una fase importante della stagione, quando la piccola pesca costiera concentra una parte decisiva del lavoro. Il timore è che la presenza della mucillagine possa rallentare o rendere meno redditizie le uscite, con effetti immediati su un comparto che già da tempo – con il caro gasolio – si muove in condizioni economicamente difficili.

Sul piano scientifico, il fenomeno viene inquadrato con chiarezza dal professor Roberto Danovaro, docente di Biologia ed Ecologia all’Università Politecnica delle Marche: «Si tratta di un fenomeno anomalo del funzionamento dell’ecosistema marino, dovuto all’iperproduzione di un muco generato dallo stress di diverse componenti biologiche, soprattutto microalghe anche se possono concorrere anche altri organismi». Precisa che queste sostanze si aggregano progressivamente, a partire da giugno o anche prima, «e in alcuni casi, con acque calde e stagnanti, possono formare aggregati molto grandi: è questa la mucillagine come la conosciamo, una sorta di versione coagulata della neve marina», osserva il docente, sottolineando che gli effetti per il comparto della pesca possono essere rilevanti. Depositandosi sul fondale, possono soffocare gli organismi presenti sugli scogli e anche quelli che vivono sui fondi fangosi, con conseguenze evidenti anche per risorse sensibili come il mosciolo di Portonovo.

La segnalazione

Nelle forme più dense, la mucillagine può arrivare perfino a entrare nelle branchie dei pesci, provocando un effetto soffocante per gli esemplari che non riescono ad allontanarsi mentre sul piano ecologico segnala anche il rischio di riduzione dell’ossigeno nei fondali, con possibili fenomeni di ipossia e moria degli organismi marini. Da qui la richiesta di attenzione da parte di Coldiretti che fa sapere di aver già segnalato il fenomeno alla Regione Marche e agli istituti scientifici di riferimento. I pescatori chiedono che venga attivato un monitoraggio puntuale dell’evoluzione lungo tutta la fascia costiera regionale. Per questo gli operatori chiedono verifiche rapide, monitoraggi costanti e risposte concrete.




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