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Perché ‘meno caldo per tutti’ può essere uno slogan efficace per il campo largo

È una cosa che tutti comprendono perché tutti la vivono: il caldo quest’estate non ha risparmiato nessuno e tutti ne hanno vissuto gli effetti drammatici. Persone al lavoro sotto il sole cocente, anziani chiusi in casa con l’aria condizionata (o senza) per settimane e settimane, con conseguenze sull’orientamento e sulla sfera cognitiva. Bambini costretti a stare a casa dalle dieci di mattina alle cinque o sei di sera, anche al mare; notti insonni per tutti, a causa dell’umidità tremenda che toglie il respiro e rende l’aria “sintetica”.

Ma questo caldo meteorologico come sappiamo bene, e come ormai intuisce la stragrande maggioranza delle persone, non è un caldo casuale. È un caldo frutto di azioni e di scelte politiche iniziate decenni e decenni fa, poi continuate e intensificate ancora oggi. Scelte in radicale contrasto con l’ambiente. Se questo è vero, è vero anche che, allora, esistono azioni e scelte politiche a favore dell’ambiente che possono mitigare il caldo infernale, per quanto a lungo o lunghissimo termine. E queste politiche potrebbero essere definite, a mio avviso, “contro il caldo”.

Non è del tutto corretto, ovviamente, perché il tema non è solo il caldo ma la crisi del clima più in generale. E quindi, anche, la questione delle alluvioni sempre più intense, dei tifoni in crescita, della grandine sempre più pericolosa, delle tempeste di fulmini. Ma il caldo è un nemico più facile e comprensibile rispetto al clima stravolto e soprattutto colpisce tutti, non solo alcuni, come invece le alluvioni. Ecco perché la politica potrebbe farne tranquillamente uno slogan.

Ma quale politica? Non la destra, ovviamente, che del clima non si occupa e che praticamente nega, nelle parole e ancor più nei fatti, la crisi climatica. Specie – inspiegabilmente – nella sua componente moderata, visto che gli estremi climatici stanno mettendo in ginocchio la nostra economia e rischiano di far saltare il nostro stesso equilibrio finanziario.

Dovrebbe essere allora il campo largo a fare di questo tema il suo tema. A mettere come obiettivo, tra i principali, il contrasto a un caldo che sta rendendo le nostre vite sempre più invivibili e mettendo a rischio il nostro futuro. Uno slogan come “meno caldo per tutti” è ridicolo solo in apparenza. Perché in realtà dice una grande verità: vogliamo che questo clima non peggiori, vogliamo che la crisi climatica non travolga nessuno, gli anziani come i bambini, i lavoratori come gli studenti.

E per farlo dobbiamo portare avanti una serie di riforme radicali, dall’energia rinnovabile alla mobilità sostenibile ed elettrica, dall’efficientamento energetico alla riforestazione, da un’alimentazione quanto più possibile a chilometro zero alla riduzione di rifiuti e di spreco. Ma anche riforme che favoriscano forme di vita condivise, che combattono i consumi in eccesso insieme alla solitudine.

Insomma, parlare di caldo significa parlare della nostra vita, di come cambiarla e di quali riforme sono necessarie per cambiarla. In questo senso, è un slogan assolutamente politico, che può essere affiancato e integrato ai grandi temi del welfare, della sanità, del lavoro, della scuola.

Anche perché di quale salute parliamo se non cominciamo a combattere gli effetti del caldo sui nostri corpi, l’impennata di malori e collassi, in primo luogo? Di quale lavoro parliamo, se per tre e passa mesi l’anno mancano condizioni di vita possibili per moltissimi mestieri all’aperto? Di quale scuola parliamo, se gli studenti fanno la maturità senza respirare e nessuna riforma del calendario è possibile visto il clima? Infine, anche, di quale welfare parliamo se non risolviamo il problema dell’estate rovente di genitori e bambini?

Insomma, il caldo è una questione concreta, immediata, a tutti comprensibile. La lotta al caldo, quindi, può diventare una questione politica manifesta, che il campo largo può intestarsi perché, a differenza che in altri paesi dove l’ecologia non ha colore politico, da noi invece la destra stupidamente non se ne occupa, non la conosce, non ha nessun linguaggio per parlarne (e anzi, se decide di inseguire Vannacci sarà ancora più anti-ecologica).

Speriamo dunque che a settembre, quando finalmente il campo largo si deciderà a fare e comunicare il suo programma, il caldo abbia un posto centrale. Di nuovo dico caldo e non clima perché clima, purtroppo, è una parola difficile, complicata. “Meno caldo per tutti”, invece, è comprensibile a tutti. E da tutti soprattutto condivisibile. Poi bisognerà spiegare bene, ovviamente, quali sono le cause del caldo e come combatterle. Ma si sa, quando il nemico è chiaro, tutto è più semplice.

Non possiamo perdere questa occasione e non tanto per vincere le elezioni, che è il meno. Ma per contrastare almeno in parte (vincere forse non è più possibile) condizioni climatiche che rendono sempre più complessa la nostra stessa sopravvivenza.


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