Umbria

Perché la ‘neve di primavera’ dei pioppi non fa fare starnuti

di M.T.

C’è chi la chiama «neve di maggio», chi «cotone volante», chi semplicemente la maledice perché si infila ovunque: sui parabrezza, nei giardini, sui balconi, lungo i marciapiedi e perfino dentro casa. In questi giorni larga parte dell’Umbria, compresa Perugia e tutta l’area attorno al capoluogo, è letteralmente invasa dai pappi dei pioppi, quei fiocchi bianchi leggerissimi che il vento trascina per centinaia di metri creando un effetto quasi invernale nel pieno della primavera.

Succede soprattutto nelle zone vicine ai corsi d’acqua, ai viali alberati, alle aree agricole e nelle periferie urbane dove i pioppi sono molto diffusi. Basta un colpo di vento perché l’aria si riempia di una specie di nevicata improvvisa. E ogni anno, puntualmente, torna anche la stessa convinzione: «Mi fanno venire allergia».

In realtà la risposta della scienza è piuttosto netta: i pappi non sono pollini e, nella grande maggioranza dei casi, non provocano allergie respiratorie.

È probabilmente l’equivoco più diffuso legato ai pioppi. Quei batuffoli bianchi che si vedono volare ovunque non sono infatti la sostanza allergizzante della pianta, ma i veicoli che servono a trasportare i semi. Tecnicamente si chiamano «pappi» e sono strutture filamentose leggere prodotte dai frutti femminili del pioppo per sfruttare il vento nella dispersione dei semi.

Il polline del pioppo esiste eccome, ma è tutta un’altra cosa: viene prodotto settimane prima, tra fine inverno e inizio primavera, è invisibile a occhio nudo e si disperde nell’aria molto prima che compaiano i fiocchi bianchi. Quando i pappi iniziano a volare, la stagione pollinica del pioppo è in gran parte già terminata.

Gli allergologi spiegano da anni che i pappi, proprio perché non sono pollini, non contengono in modo significativo sostanze capaci di provocare reazioni allergiche. Possono al massimo creare un fastidio meccanico, soprattutto a chi soffre già di occhi sensibili, asma o irritazioni respiratorie: finiscono nel naso, negli occhi, si accumulano sui vestiti e possono trasportare nell’aria altre particelle irritanti, come polvere o pollini di altre piante realmente allergeniche presenti nello stesso periodo.

È probabilmente questo il motivo per cui molte persone associano i pappi agli starnuti: la coincidenza temporale con la stagione delle graminacee, uno degli allergeni più diffusi e aggressivi della primavera umbra.

Secondo i calendari pollinici dell’Associazione allergologi immunologi territoriali e ospedalieri e delle reti di monitoraggio aerobiologico, tra aprile e giugno in Umbria aumentano soprattutto le concentrazioni di pollini di graminacee, cipresso residuo, betulla, parietaria e ulivo, tutte specie molto più allergizzanti dei pioppi.

Il fenomeno dei pappi è invece essenzialmente una strategia evolutiva. Il pioppo, soprattutto quello bianco e quello nero molto presenti lungo il Tevere, il Chiascio e nelle aree pianeggianti umbre, utilizza il vento come mezzo di propagazione. Ogni seme è avvolto in questa specie di ovatta naturale che ne rallenta la caduta e permette di percorrere grandi distanze.

La scena, però, continua ad avere qualcosa di sorprendente. In certe giornate senza pioggia, soprattutto nel pomeriggio, intere strade sembrano attraversate da bufere bianche fuori stagione. Nei parcheggi si formano piccoli accumuli che ricordano la neve sporca ai bordi delle strade invernali.

E non è un caso che attorno ai pappi siano nate nel tempo immagini poetiche, racconti popolari e persino superstizioni.

In diverse tradizioni europee questi fiocchi bianchi venivano interpretati come simboli di passaggio tra stagioni, messaggeri del vento o anime leggere trasportate nell’aria. In alcune zone rurali del Nord Italia si raccontava ai bambini che quella «neve calda» annunciasse l’arrivo definitivo dell’estate. In Irlanda e Scozia esistono racconti popolari che associano i semi volanti degli alberi ai pensieri che viaggiano o ai desideri affidati al vento.

Anche nella letteratura il pioppo e i suoi semi sono spesso legati all’idea di leggerezza e transitorietà. In molte culture il pioppo è considerato un albero di confine, vicino all’acqua e ai luoghi di passaggio.

Dal punto di vista pratico, però, i pappi qualche problema lo creano davvero. Si accumulano nei filtri dell’aria, nelle grate, nei tombini, nelle ventole di aerazione e in alcuni casi possono aumentare il rischio di piccoli incendi se entrano in contatto con fonti di calore o mozziconi accesi, proprio per la loro estrema secchezza.

Per il resto, quella che ogni anno sembra un’invasione allergica è in realtà soprattutto un gigantesco fenomeno naturale di disseminazione. Una specie di tempesta biologica perfettamente normale che dura poche settimane e che, almeno scientificamente, ha molto meno a che fare con gli starnuti di quanto si creda.

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