Perché da bambino i videogiochi mi sembravano più lunghi?
La verità è che i nostri ricordi sono spesso sfocati. Ma in alcuni casi… non è proprio così. Siamo sicuri che molti di voi sostengano lo stesso: i videogiochi di quando eravamo più piccoli – soprattutto noi millenials cresciuti a pane e PS1 – duravano molto di più.
Parlo per me, sia chiaro, ma alcuni videogiochi per Nintendo prima e Super Nintendo poi mi sembravano impossibili da finire. A dirla tutta i miei ricordi si soffermano su determinati livelli e pochi, anzi, pochissimi puntano alla conclusione di un videogioco. Sono pochi i casi in cui ricordo la porzione finale di un determinato titolo nella fase in cui ero davvero piccolo. Ma quindi qual è il motivo reale di questa sensazione? In primis i videogiochi dell’epoca, non presentando alcuna possibilità di salvataggio dei dati, erano concepiti per essere nettamente più difficili.
Sì, negli anni ’90 i videogiochi erano davvero ostici. Oggi fra salvataggi manuali o automatici, possibilità di calibrare l’aggressività dei nemici e menù di accessibilità ricchissimi di personalizzazioni, possiamo dire con assoluta tranquillità che è quasi impossibile scontrarsi con il muro della difficoltà. Fatti salvi alcuni casi, come i Souls – notoriamente tra i videogiochi più difficili degli ultimi anni – oggi concludere un videogioco è un “gioco”, perdonate l’assonanza.
Altro elemento da considerare in questo piccolo approfondimento riguarda la percezione del tempo, che era chiaramente diversa quando si era bambini. E non parliamo solo di videogiochi, ma in generale. Un mese sembrava durare molto di più, e 3 ore di gameplay sembravano 8. La psicologia spiega bene questo fenomeno: quando si è piccoli ogni cosa è nuova e stimolante, ed il cervello è portato a registrare più dettagli dandoci la sensazione che tutto duri di più.
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