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PayPal è già il passato: ormai il mondo paga con Apple & C.

Oggi non è più la stella brillante di un tempo: negli ultimi cinque anni, PayPal ha perso oltre l’80% del suo valore a Wall Street. Secondo le quotazioni di ieri, vale meno di 50 miliardi di dollari, tanti soldi per i comuni mortali, ma una bazzecola in confronto ai mostri sacri della Borsa americana. Tant’è che una delle più famose piattaforme di pagamenti digitali del pianeta ora è oggetto di tentativi di scalata guidato dal fondo d’investimento Advent e dalla fintech Stripe che hanno messo sul piatto un’offerta da 53 miliardi. Un segno di debolezza, non tanto per le condizioni attuali dell’azienda (è ancora redditizia), ma perché la crescita si è fermata mentre si stanno facendo largo metodi di pagamento alternativi: tra i tanti, spiccano Apple Pay, Google Pay, i pagamenti a rate di Klarna e la stessa Stripe, che infatti punta ad acquistare PayPal.

Eppure nel 1998, quando venne fondata, PayPal era in pratica l’unico sistema di pagamenti al mondo: Elon Musk, oggi primo trimiliardario della storia, fuse la sua banca online X.com con Confinity che aveva tra i fondatori il miliardario Peter Thiel. Musk deve molto del suo successo a quella felice intuizione. L’uomo più ricco del pianeta è il membro più famoso della cosiddetta PayPal Mafia, ovvero quel gruppo di dirigenti e imprenditori che dalla vendita della piattaforma di pagamenti a eBay – avvenuta nel 2002 – ricavarono 1,5 miliardi di dollari che utilizzarono per finanziare la nascita di alcune delle aziende tecnologiche più famose al mondo. Da quel grande affare, lo stesso Musk lanciò Space X e divenne il primo azionista di Tesla investendo capitali propri. Ma non solo: Reid Hoffman investì parte del ricavato della vendita di PayPal per fondare LinkedIn; Thiel lanciò Clarium Capital e Palantir Technologies; tre ex dipendenti di PayPal – Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim – fondarono YouTube.

Ebay scorporò PayPal nel 2015, rendendola una società quotata indipendente. Da quel momento in poi il gruppo cresce di valore di pari passo con lo sviluppo del commercio online, fino a raggiungere un picco di valutazione: nell’estate del 2021 valeva 360 miliardi di dollari. Quasi quanto JpMorgan, più di Walt Disney e otto volte eBay, la società che l’aveva venduta sul mercato solo pochi anni prima. Da lì in poi è iniziato uno sfacelo lento e inesorabile. Wall Street non guarda il presente, ma prezza il titolo sulla base delle aspettative future. E queste non sono particolarmente rosee perché la concorrenza è diventata ampia e spietata. PayPal nasceva per acquistare online senza dover inserire i dati della carta di credito, ma anche per inviare denaro a privato o ad amici e parenti. Oggi in questo campo esistono Apple Pay (che negli Stati Uniti ha superato PayPal come metodo di pagamento online più utilizzato), ma anche Google Pay e Amazon Pay per non parlare delle soluzioni implementate via via dalle banche. In Italia, per esempio, è molto utilizzata Satispay anche per il trasferimento di denaro tra privati. E, tra i giovani, avanzano anche le carte contactless ormai integrate nello smartphone.

L’azienda americana aveva visto la minaccia del crepuscolo già nel 2023. Da allora ha cambiato amminsitratore delegato due volte, l’ultima lo scorso marzo quando ha nominato Enrique Lores dal gruppo Hp. Il nuovo manager vole comprimere i costi, con l’obiettivo di raggiungere la cifra di 1,5 miliardi di dollari. Insomma, la nomina di un manager specializzato in risanamenti gestionali ha spaventato non poco i mercati.

La ricetta del nuovo ceo mette al primo posto l’uso dell’intelligenza artificiale per automatizzare i processi interni, riorganizzare il gruppo dando autonomia a Venmo (una sorta di Satispay di proprietà di PayPal) e rilanciare il suo core business che è ancora quello dei pagamenti e-commerce. La sensazione, però, è che si sia smarrita la carica innovativa degli albori trasformando PayPal in una società tra le tante.


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