Emilia Romagna

Patuelli ricorda Silvestrini, il Cardinale che veniva da Brisighella


C’è un filo rosso che lega le turbolenze costituzionali del 1848 alla firma del nuovo Concordato di Villa Madama nel 1984. Un filo che passa per l’acutezza intellettuale di un giovane laureato dell’Università di Bologna destinato a diventare uno dei protagonisti della diplomazia vaticana: Achille Silvestrini.

A Palazzo Baldassini, sede dell’Istituto Luigi Sturzo, la presentazione della tesi di laurea del Cardinale Silvestrini – pubblicata a cura di Vincenzo Pacillo e Basira Hussen – si è trasformata in un’occasione di profonda riflessione storica e politica. All’evento, che ha visto la partecipazione del Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, e del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, è intervenuto Antonio Patuelli, che ha tracciato un ritratto inedito del Cardinale come storico e “architetto” dei rapporti tra Stato e Chiesa.

Secondo Patuelli, il volume sullo Statuto Fondamentale degli Stati di S. Chiesa del 1848 non è solo un esercizio accademico, ma l’implicito presupposto culturale del nuovo Concordato del 1984. Quegli studi giovanili permisero a Silvestrini di maturare una visione moderna: la consapevolezza che la fine dello Stato Pontificio non fosse una perdita, ma una «liberazione per la missione universale della Chiesa».

Un convincimento, questo, che lo accomunava a Papa Paolo VI e che trovava sponda nelle analisi storiche di un laico come Giovanni Spadolini. «Ricordo quando ambedue mi raccontavano che la creazione degli Stati nazionali era stata rallentata dal vecchio Stato Pontificio», ha rammentato Patuelli, sottolineando il parallelismo tra il Cardinale e lo statista ravennate.

Analizzando lo Statuto di Pio IX e confrontandolo con le altre carte costituzionali emesse dai regnanti italiani nel 1848, Silvestrini agiva già da storico del diritto costituzionale. In quelle ricerche, ha osservato Patuelli, “Don Achille anticipava lo spirito del Concilio Vaticano II e della dottrina sociale della Chiesa che distingue nettamente tra Stato e Chiesa”.

La pubblicazione del testo è il risultato di una felice intuizione del professor Francesco Margiotta Broglio, che ne rinvenne il manoscritto. Fu proprio il dialogo costante tra Margiotta Broglio e l’allora Arcivescovo Silvestrini a rendere possibile la negoziazione del 1984.

“Quegli studi risorgimentali furono utilissimi per negoziare finalmente il nuovo Concordato”, ha concluso Patuelli. Un accordo che, nato da radici storiche profonde e da una rigorosa ricerca scientifica, ha rappresentato la vera e definitiva conclusione della “Questione Romana”, riconciliando definitivamente l’identità nazionale italiana con la missione spirituale della Santa Sede.


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