Economia

Hôtellerie di lusso, l’Italia è il Paese più attrattivo per il 60% degli investitori


L’Italia si conferma il principale hub europeo dell’hôtellerie di lusso secondo il 60% degli investitori, che puntano su food & beverage e sostenibilità ambientale come leve di competitività per crescere nel settore. A spiegarlo una recente ricerca di Deloitte, che mostra come ancora una volta l’Italia sia il mercato più attrattivo d’Europa per il turismo di lusso, grazie al suo patrimonio culturale e paesaggistico e alla reputazione consolidata di destinazione di eccellenza. Tra gli operatori del settore intervistati, circa sei su 10 indicano il nostro Paese come il principale polo di attrazione e sviluppo dell’hôtellerie di lusso in Europa nei prossimi tre anni, e non solo nelle location storicamente consolidate come Roma, Milano, Venezia e Firenze, ma anche in borghi rigenerati, località montane e destinazioni emergenti.

Secondo i dati Deloitte, la crescente domanda di ospitalità di alta gamma e i rendimenti più elevati rispetto ad altri segmenti dell’hôtellerie rappresentano i principali driver che spingono investitori e operatori verso il riposizionamento degli asset nel comparto luxury. In questo contesto cresce il ruolo del food & beverage come fattore di differenziazione e di attrattività per la clientela, con oltre il 70% di investitori e operatori che prevede di investire in quest’area. Tra gli altri driver di successo nei progetti di riposizionamento ci sono attrattività della location, disponibilità di capitale e forza del brand. L’interesse si concentra soprattutto sulle molte strutture alberghiere già esistenti e sulle opportunità di riconversione di edifici storici e immobili di pregio. Tra i principali ostacoli emergono invece la difficoltà di accesso ai capitali necessari per sostenere gli investimenti di riqualificazione.

Ormai è chiaro che il concetto di lusso non si esaurisce più in servizi esclusivi e comfort, ma include la responsabilità ambientale e l’impatto sociale delle strutture, con oltre il 21% degli investimenti che viene destinato a iniziative legate alla sostenibilità. Tra il 2024 e il 2025 si è registrata una crescita del 22% del numero di strutture con certificazioni ESG, mentre il 73% dei viaggiatori vorrebbe che la spesa turistica generasse benefici diretti per le comunità. Le certificazioni ESG rappresentano un passaporto di credibilità per le strutture ricettive di fascia alta, necessario per attrarre clientela e investitori istituzionali, oltre che per accedere alle principali fonti di finanziamento. La gestione responsabile – riduzione dei consumi energetici, uso di fonti rinnovabili, conservazione idrica, gestione circolare dei rifiuti – è un elemento differenziante: le strutture che investono in questo ambito ottengono un aumento del 6-10% del valore dell’immobile.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »