Lazio

parte la conferenza dei servizi per il progetto Lazio

Il futuro dello Stadio Flaminio compie il primo, formale passo in avanti tra le scrivanie della burocrazia capitolina.

A distanza di esattamente tre mesi dalla conferenza stampa in cui il presidente biancoceleste Claudio Lotito ha svelato i piani della SS Lazio per l’impianto, il Campidoglio ha annunciato ufficialmente che giovedì 28 maggio prenderà il via la conferenza dei servizi preliminare.

Si apre così la complessa fase di analisi tecnica ed economica per valutare la fattibilità della profonda opera di ammodernamento, restauro e ampliamento che la società vuole mettere in campo per trasformare la storica struttura di viale Tiziano nella nuova casa del tifo laziale.

L’obiettivo di questa prima sessione di lavori è interamente concentrato sulla verifica dei rigidi vincoli architettonici e strutturali che gravano sul capolavoro progettato da Pier Luigi Nervi.

Gli enti competenti saranno chiamati a stabilire se le modifiche volumetriche e le soluzioni ingegneristiche avanzate dal club di Lotito siano compatibili con la tutela del monumento calcistico, rimasto colpevolmente chiuso al pubblico e abbandonato al degrado dopo l’edizione del torneo Sei Nazioni di rugby del 2011.

Gualtieri: «Una priorità per la città»

«Il recupero e la riqualificazione dello Stadio Flaminio rappresentano una priorità assoluta per questa amministrazione», ha dichiarato il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, sottolineando il valore simbolico di un impianto che merita di tornare a essere valorizzato.

«L’avvio della conferenza dei servizi preliminare è uno snodo cruciale dell’iter: ora spetta agli uffici tecnici svolgere tutte le valutazioni necessarie con il massimo rigore e nel pieno rispetto delle procedure di legge».

Sulla stessa linea l’assessore ai Grandi Eventi e allo Sport, Alessandro Onorato, che ha voluto rimarcare i confini della procedura: «Questa prima fase è puramente tecnica, non politica. Sul progetto dovranno esprimersi gli esperti di ben 39 enti coinvolti».

Onorato ha poi tracciato la tabella di marcia cronologica: la macchina amministrativa avrà 45 giorni di tempo dalla protocollazione per esprimere il primo parere, salvo la richiesta di integrazioni documentali che potrebbe far slittare il verdetto di ulteriori 30 giorni.

In caso di semaforo verde, la palla passerà alla politica: il dossier dovrà infatti ottenere il riconoscimento del pubblico interesse, prima con una delibera della Giunta e successivamente attraverso il voto dell’Assemblea Capitolina.

L’ultima spiaggia per il rilancio dell’impianto

La strada per il nuovo impianto della Lazio è dunque ufficialmente segnata e rappresenta, al momento, l’unica reale opzione rimasta sul tavolo del Comune per salvare il Flaminio dall’oblio, dopo la definitiva bocciatura della proposta concorrente avanzata dal raggruppamento temporaneo d’imprese guidato dalla Roma Nuoto.

Qualora il progetto superasse questo primo scoglio politico — replicando l’iter già affrontato nel maggio del 2023 dall’As Roma per lo stadio di Pietralata —, la Lazio dovrà redigere il progetto di fattibilità tecnico-economica definitivo.

Anche quest’ultimo documento sarà sottoposto a una seconda conferenza dei servizi, questa volta decisoria, per poi approdare alla delibera finale d’approvazione che precederà la gara d’appalto conclusiva. I motori sono avviati, la parola passa ai tecnici.

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