Lazio

le associazioni bloccano l’ampliamento del museo. “Pronti alle vie legali”

Il perimetro storico di Villa Borghese si trasforma nell’ultimo terreno di scontro tra le moderne esigenze di valorizzazione dei grandi poli museali e la trincea della tutela conservativa del patrimonio pubblico.

Al centro della contesa c’è il recente bando di gara internazionale finalizzato all’ampliamento della Galleria Borghese: un progetto che prevede la nascita di un nuovo “volume” contermini da destinare a sale conferenze, spazi didattici e laboratori.

Una svolta logistica che ha immediatamente sollevato la durissima reazione di Italia Nostra, dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli e del comitato Amici di Villa Borghese.

In una conferenza stampa convocata venerdì 22 maggio, i rappresentanti dei fronti protezionisti hanno lanciato un vero e proprio ultimatum formale alle istituzioni, chiedendo il ritiro immediato della procedura e minacciando una battaglia legale in ogni sede possibile.

«Villa Borghese appartiene ai cittadini romani e la sua conformazione attuale non può essere alterata in alcun modo», si legge nel documento congiunto diffuso dalle associazioni.

Il cuore della tesi giuridica sollevata dai contrari risiede nelle pieghe della legge del 1901, l’atto legislativo con cui lo Stato Italiano acquistò il compendio monumentale dalla famiglia Borghese.

In quel testo storico, il Parlamento stabilì che la palazzina del museo rimanesse di proprietà statale, mentre l’immenso parco circostante fino al Pincio veniva ceduto al Comune di Roma, gravato però da una servitù perpetua di uso pubblico come giardino collettivo.

Secondo i protezionisti, l’inedificabilità all’interno dei confini della Villa è un diritto inviolabile: qualsiasi nuova cubatura violerebbe i patti originari, innescando per legge la decadenza della concessione comunale e il conseguente automatico “ritorno allo Stato” dell’intero bene.

immagine di repertorio

Il piano di ampliamento e il nodo dei costi

Dall’altro lato della barricata, la direzione del museo difende la bontà dell’operazione, concepita per allineare la Galleria agli standard dei più prestigiosi complessi espositivi mondiali.

Per sbloccare la prima fase del piano, il museo ha siglato un contratto di sponsorizzazione tecnica con la società di ingegneria Proger Spa, incaricata di curare il Progetto di fattibilità tecnico-economica (Pfte) e di gestire il concorso internazionale.

La procedura, articolata in una preselezione globale e in una successiva fase progettuale anonima sulla piattaforma dell’Ordine degli Architetti di Roma, punta a individuare uno studio vincitore entro la fine dell’anno.

L’idea sul tavolo prevede una struttura di circa 2.500-3.000 metri quadrati. Sotto il profilo finanziario, sebbene alcune indiscrezioni iniziali avessero riportato cifre iperboliche frutto di evidenti refusi materiali, l’investimento reale stimato dagli esperti per un intervento di edilizia museale ipogea o a basso impatto si aggirerebbe nell’ordine dei 9-10 milioni di euro.

«Non è una questione di numeri, ma di accessibilità e civiltà», ha spiegato la direttrice della Galleria Borghese, Francesca Cappelletti, sottolineando come l’obiettivo primario sia quello di regalare ai visitatori un’esperienza culturale più estesa, decongestionando le sale storiche della palazzina del Vasanzio e riducendo i rigidi limiti di tempo imposti dai turni di ingresso contingentati.

L’appello ai ministeri e l’eco oltremanica

La fazione dei conservatori, tuttavia, non intende cedere di un millimetro e ha indirizzato un appello formale ai vertici dei Dipartimenti per la Tutela e la Valorizzazione del Ministero della Cultura, alla Soprintendenza Speciale di Roma e al Sindaco capitolino, chiedendo una vigilanza rigorosa sul rispetto dei vincoli paesaggistici e storici.

La polemica, intanto, ha già varcato i confini nazionali. A testimonianza di come l’equilibrio della Villa sia considerato un patrimonio d’interesse mondiale, anche il prestigioso quotidiano britannico The Times ha dedicato un ampio approfondimento alla vicenda, accendendo i riflettori globali su quello che si preannuncia come uno dei più complessi e delicati contenziosi culturali della Capitale.

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