Basilicata

Basilicata, Irpef i lucani pagano più di chi vive in grandi città

Il peso dell’Irpef schiaccia i lucani. Secondo il Servizio Stato Sociale della Uil, alta pressione fiscale in Basilicata. A Potenza e Matera, le addizionali valgono 506 euro. Penalizzati i pensionati


In Basilicata cittadini e lavoratori continuano a subire un peso fiscale locale tra i più elevati del Paese, senza che ciò corrisponda a servizi pubblici più efficienti. È quanto emerge dallo studio realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL, diretto dal segretario confederale Santo Biondo, che analizza le addizionali Irpef regionali e comunali pagate nei diversi territori italiani.

IRPEF, I DATI CHE PENALIZZANO I LUCANI

I dati elaborati sulla base delle aliquote vigenti mostrano una situazione particolarmente penalizzante anche per la Basilicata.

Per un reddito annuo di 20 mila euro, sia a Potenza che a Matera, l’addizionale regionale ammonta a 346 euro e quella comunale a 160 euro, per un totale di 506 euro. Una pressione fiscale superiore a quella registrata in grandi città ad esempio come Genova, Palermo e Bologna.

Per i redditi da 40 mila euro, nei due capoluoghi lucani l’addizionale regionale raggiunge i 492 euro e quella comunale i 320 euro, per un totale di 812 euro, superiore anche a città come Venezia e Catania.

Secondo la Uil, il fenomeno evidenzia una crescente disuguaglianza territoriale determinata dall’attuale sistema di fiscalità locale.

IRPEF E LUCANO, LA UIL: «LOTTERIA FISCALE»

«Ci troviamo davanti a una vera e propria lotteria fiscale – dichiarano congiuntamente Santo Biondo e Vincenzo Tortorelli, segretario regionale della Uil Basilicata – perché cittadine e cittadini con lo stesso reddito finiscono per pagare imposte molto diverse semplicemente in base al luogo di residenza. È un sistema che rischia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze territoriali e sociali».

Per i due dirigenti sindacali, il problema riguarda soprattutto le aree economicamente più fragili del Paese.

«In molte realtà del Mezzogiorno, Basilicata compresa, si scaricano sui contribuenti i costi delle difficoltà finanziarie degli enti locali, dei piani di rientro sanitari, delle inefficienze amministrative e della mancata capacità di contrastare evasione ed elusione fiscale. Il risultato è paradossale: territori più deboli economicamente sopportano una pressione fiscale più alta ricevendo spesso servizi meno efficienti».

IL PESO SU SPESA SANITARIA E SERVIZI LOCALI

La Uil sottolinea come negli ultimi anni addizionali regionali e comunali abbiano assunto un peso crescente nel finanziamento della spesa sanitaria e dei servizi locali.

«Il principio del federalismo fiscale nasceva per responsabilizzare le amministrazioni territoriali e migliorare il rapporto tra tasse pagate e qualità dei servizi ricevuti – proseguono Biondo e Tortorelli – ma oggi in molti casi avviene esattamente il contrario. Aumenti delle addizionali non corrispondono automaticamente a migliori prestazioni pubbliche e questo indebolisce il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni».

Particolarmente critica, secondo il sindacato, è la situazione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati.

«Ancora una volta il peso del prelievo fiscale grava soprattutto su chi le tasse le paga integralmente alla fonte, mentre continuano a esistere ampie sacche di evasione ed elusione fiscale locale. Una fiscalità realmente equa richiede che tutti contribuiscano secondo la propria reale capacità contributiva».

Per la Uil è necessario avviare una riforma complessiva del sistema delle addizionali locali.

«Occorre costruire un sistema più equilibrato, equo e solidale – affermano Biondo e Tortorelli – capace di garantire sostenibilità finanziaria agli enti territoriali senza scaricare il peso delle difficoltà di bilancio sulle fasce sociali più deboli».

Tra le proposte avanzate dalla Uil vi sono il rafforzamento della progressività delle addizionali locali, l’introduzione di livelli minimi uniformi di esenzione per i redditi più bassi, una maggiore trasparenza dei sistemi fiscali regionali e comunali e una riduzione delle attuali disparità territoriali.

«Serve inoltre – concludono i dirigenti della Uil – un contrasto molto più efficace all’evasione fiscale locale. La sfida non è ridurre l’autonomia fiscale territoriale, ma renderla compatibile con i principi costituzionali di equità, solidarietà e coesione nazionale. Un sistema fiscale giusto non può trasformare le differenze territoriali in disuguaglianze permanenti per lavoratori, pensionati e famiglie».


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