Società

Osservazioni sulla lingua aramaica di Marco Calzoli

Riflessioni Filosofiche

Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

di Marco Calzoli Luglio 2026

L’aramaico è una lingua semitica attestata dal I millennio a.C., assieme all’ebraico. Le lingue semitiche sono attestate dal IV millennio con l’accadico e sono diffuse nel Vicino Oriente, nel Mediterraneo e nel nord Africa. 
Le lingue semitiche a loro volta sono parte del gruppo afro-asiatico:

  • Lingue semitiche (accadico, eblaita, ugaritico, ebraico, aramaico, fenicio, punico, nordarabico, arabo, sudarabico, etiopico);
  • Lingue camitiche (egiziano, berbero);
  • Lingue cuscitiche (come il somalo, che ha molti prestiti dall’arabo; produce una poesia orale basata sull’allitterazione, i generi principali sono: gabay, gerar, sirib, manso. Pensiamo anche all’oromonico, il dialetto più parlato del gruppo cuscitico, usato dagli oromo, la maggiore etnia dell’Etiopia, vessata dal governo);
  • Lingue ciadiche (come la lingua masa);
  • Lingue omotiche (come la lingua gonga).

All’interno delle lingue semitiche, la lingua aramaica appartiene al ramo nord-occidentale (assieme all’ebraico), mentre l’accadico appartiene al ramo orientale (l’accadico è la lingua semitica più antica) e l’arabo e l’etiopico al ramo meridionale.

Le lingue semitiche sono accumunate da alcune caratteristiche, le principali sono queste:

  1. Presenza di gutturali: sono suoni emessi dalla gola profonda (per esempio, in ebraico e aramaico la prima lettera dell’alfabeto, la alef, corrisponde al colpo di glottide, un tipico suono gutturale semitico: per convenzione all’inizio di parola il suono gutturale viene emesso appoggiato alla vocale, ma all’interno di parola e alla fine non si pronuncia, si parla allora di “alef quiescente”; la ayn ha un suono molto particolare, che proprio per questo l’attuale pronuncia non considera, infatti la ha standardizzata come una sorta di colpo di glottide);
  2. Presenza di radici triconsonantiche, che costituiscono il significato base della parola, mentre i rapporti grammaticali sono espressi da prefissi, infissi, suffissi e variazioni delle vocali entro questo “scheletro consonantico”;
  3. Il nome ha due generi (maschile e femminile), tre numeri (singolare, duale, plurale), tre casi (nominativo, genitivo, accusativo);
  4. Il verbo ha temi che indicano le modalità dell’azione (intensivo, causativo, eccetera).

 Tra le caratteristiche distintive del semitico nord-occidentale in passato erano richiamati fenomeni come: riduzione del sistema fonologico, caduta della flessione nominale, assenza dei plurali interni. Ma il nuovo materiale (per esempio dall’ugaritico) sembra contraddire questo quadro. È rimasto degno di nota il passaggio W > Y in posizione iniziale (anche se non è costante e si estende pure a parte dell’area meridionale). Altri studiosi riferiscono anche la doppia marcatura del plurale di certi sostantivi (in ebraico abbiamo il singolare degel, ma al plurale abbiamo degAl-IM) e il passaggio L > Q nelle forme del verbo *lqh, “prendere”.

Tra le lingue nord-occidentali, il fenicio, l’ebraico e il moabitico appartengono al gruppo cananaico, le cui caratteristiche peculiari sono:

  1. Passaggio A > I nei temi derivati dal tema qatal;
  2. Passaggio Tu > Ti della prima persona singolare del qatal;
  3. Estensione di NU da pronome indipendente al pronome suffisso di prima persona plurale.

Per quanto riguarda le caratteristiche proprie dell’aramaico, gli studiosi osservano che la fase più antica non lascia nessuna evidenza, quindi non si sa quali siano le peculiarità valide per tutti i dialetti aramaici. Alcuni studiosi però ipotizzano la estensione del suffisso di prima persona plurale NA al pronome indipendente.
L’Antico Testamento è scritto prevalentemente in ebraico con alcune sezioni in aramaico e greco, mentre il Nuovo Testamento ci è giunto tutto in greco (secondo le chiese orientali sarebbe stato scritto in aramaico e solo dopo tradotto in greco).
L’aramaico è in realtà un insieme di dialetti. L’aramaico costituisce la lingua semitica di vita più lunga, che, attestata dal X secolo a.C., è tuttora parlata.
I dialetti aramaici sono:

  • Aramaico antico (le prime attestazioni, tra 900-700 a. C., è una lingua epigrafica, cioè conosciuta solo dalle iscrizioni su pietra);
  • Aramaico d’Impero (è la fase seguente, lingua parlata durante i grandi imperi, da quello assiro a quello persiano e a quello di Alessandro Magno);
  • Nabateo (dialetto quasi esclusivamente epigrafico attestato dal II a. C. al III d. C. nell’area abitata dai nabatei, pensiamo alla famosa Petra);
  • Palmireno (dialetto esclusivamente epigrafico attestato a Palmira e in gran parte del mondo antico dal I a. C. al III d. C.);
  • Aramaico giudaico (usato dagli ebrei fino al IX d. C., attestato per esempio nella Bibbia, nei rotoli di Qumran, nei targum, nel Talmud; una sua prima fase è detto aramaico medio giudaico, la successiva aramaico tardo giudaico);
  • Aramaico cristiano palestinese (usato dai cristiani palestinesi in alcuni testi liturgici nel V secolo);
  • Siriaco (importante lingua letteraria e liturgica cristiana, è la codificazione del dialetto aramaico di Edessa la quale si sviluppò specialmente tra IV e VII secolo);
  • Mandaico (della setta dei Mandei);
  • Neoaramaico occidentale;
  • Neoaramaico orientale (neosiriaco).

L’aramaico biblico è scritto con lo stesso alfabeto dell’ebraico biblico. Il suo alfabeto ha solo le consonanti, mentre le vocali sono indicati da segnetti posti sopra o sotto le consonanti.
Gli aramei sono testimoniati dal XII secolo a.C. e erano stanziati nell’area corrispondente alla attuale Siria. Si trattava di una popolazione che non ha mai avuto un impero, ma era costituita da tante piccole cittadine che parlavano aramaico. Dall’VIII secolo sono conquistate dagli assiri che iniziarono ad usare la lingua aramaica come idioma internazionale per via della sua duttilità. Nel VI secolo, con la conquista persiana, l’aramaico continuò ad essere una lingua internazionale, paragonabile al nostro inglese.       
Quando gli ebrei tra VII e VI a.C. vennero deportati in Assiria e Babilonia, iniziarono a parlare la lingua aramaica, quindi l’ebraico smise di essere l’idioma della quotidianità e iniziò ad essere usato quasi esclusivamente per la liturgia. Per questo la Bibbia conserva testi in aramaico e è anche il motivo per il quale Gesù, così come tutti gli ebrei dopo l’esilio, parlavano aramaico nella vita quotidiana. La Palestina dell’epoca era ellenizzata quindi Cristo parlava anche il greco (in tale idioma comunicò probabilmente con Pilato). Parlava anche ebraico, usata anche dai dotti, e con tale lingua probabilmente comunicò con i dottori della Legge nel tempio. 
Le parole aramaiche di Cristo nei vangeli non fanno parte dell’aramaico biblico. Quindi per aramaico biblico si intende esclusivamente quello dell’Antico Testamento (Esdra, Daniele). Le peculiarità dell’aramaico biblico (che si ritrovano in tutto l’aramaico) sono:

  • Nome suddiviso in stato assoluto, costrutto, enfatico
  • Particella relativa dy
  • Sistema verbale suddiviso tra perfetto (coniugazione a suffissi) e imperfetto (coniugazione a prefissi).

I regni di Hatra e di Edessa erano di cultura araba (ma pre-islamica), le fonti definiscono il territorio di queste entità statali come ‘Arab, ma la produzione di entrambe è in aramaico.
Hatra è un’antica città in rovina del Governatorato di Ninawa, nella regione della Jazira, in Iraq, a 80 km a Sud di Mosul. È oggi chiamata al-Ḥaḍr, e si trova nell’antica provincia persiana di Khvarvaran. La città si trova 290 km a nord-ovest di Baghdad. Venne fondata nel III secolo a.C.
Edessa era un’antica città (polis) dell’Alta Mesopotamia, fondata in epoca ellenistica dal re Seleuco I Nicatore (305-281 a.C.), fondatore dell’Impero seleucide. In seguito divenne capitale del Regno di Osroene e continuò a essere capitale della provincia romana di Osroene. Nella tarda antichità, divenne un importante centro di apprendimento cristiano e sede della Scuola di Edessa. Durante le Crociate, fu capitale della Contea di Edessa.
In questa area (Palestina, Mesopotamia, Siria, Giordania, e così via) tra la fine del I millennio a.C e l’inizio del I millennio d.C. si usava un tipo di aramaico che possiamo inquadrare nei prestiti paralleli.
Nella suddetta area e in quel periodo l’aramaico era usato da molti secoli, quindi era declinato in dialetti numerosissimi, che per la maggior parte dei casi non conosciamo.
L’aramaico di Hatra e l’aramaico di Edessa (la cui codificazione ha dato luogo al siriaco) hanno queste caratteristiche:

  • Evoluzione del pronome dimostrativo dal prefisso ha-
  • Particella relativa dy
  • Prefisso causativo ‘-
  • Marca dell’accusativo l-
  • III persona maschile plurale del pronome suffisso in -hwn
  • Stato enfatico maschile plurale in –e.

Le iscrizioni in aramaico di Hatra sono a tutt’oggi 671, mentre quelle in aramaico di Edessa sono molte di meno. È interessante osservare come l’aramaico delle iscrizioni di Edessa abbia molte più influenze greche di quanto ne serbi il siriaco classico.
In aramaico di Hatra e di Edessa la parola spr significa “scriba”.
Nella celebre iscrizione hatrena H35 si parla di uno scriba (spr) che faceva parte di un tempio, era a servizio del Figlio dei Nostri Signori. Ad Hatra ci sono tre dei principali: Nostro Signore, Nostra Signora, Figlio dei Nostri Signori, che non vengono mai nominati per nome.
Nel mosaico di Edessa detto “Gadya Family” compare per la prima volta la parola spr, che sembra una carica pubblica. Il mosaico in questione raffigura una gentile signora, che è la moglie dell’ufficiale di stato il cui nome è Gadya. Il signor Gadya era un spr. 
Pertanto la compresenza di due cariche pubbliche indicate dallo stesso nome spr, che paiono in contrasto (religione e stato), in due realtà vicine (Hatra e Edessa), può far sorgere delle domande.          
Gli studiosi si sono concentrati anche sul termine rbyt, presente anch’esso in Hatra e in Edessa. Significa “grande casa”, cioè indicava un funzionario pubblico adibito alla cura economica e sociale di istituzioni statali. Ci sarebbe anche un parallelo con una figura analoga del mondo accadico, ma con molte differenze rispetto al rbyt di Hatra e di Edessa.
Come mai in contesti vicini le cariche pubbliche sono così divergenti anche se indicate dalle stesse parole?
Probabilmente la lingua aramaica, o in ogni modo le lingue semitiche, livellavano una situazione politica, economica e sociale assai variegata. Tra gli antichi accadi e il contesto linguistico di Hatra e di Edessa vi erano molte differenze, e tali differenze potevano sussistere pure nel rapporto tra le due città. 
Quando si studiano le culture antiche occorre fare attenzione alle parole: non è detto che una parola simile indichi qualcosa che nella realtà era allo stesso modo simile. L’aramaico è stata una lingua internazionale di eccezionale portata e ha dato il nome a molti aspetti che nella realtà erano assai divergenti. Uno stesso termine può indicare cose assai diverse nel variare della storia e della geografia.
Una caratteristica rilevante delle lingue semitiche e dei loro dialetti è che sono assai omogenei tra di loro, mentre quelle indoeuropee sono molto più divergenti. E questo è un grande problema da affrontare quando si studiano i testi da un punto di vista filologico per capire appieno sia il contesto storico-materiale sia anche quello linguistico.
Facciamo un esempio. Nella grammatica tradizionale si chiamano “presentative” quelle parole che servono a indicare qualcuno o qualcosa in rapporto con la situazione, come “ecco” (Ecco Pietro!). Il primo a usare il termine nella filologia semitica è stato Marcel Cohen (Le système verbal sémitique et l’espression du temps, Paris 1924).
I presentativi sono stati trattati ampiamente, anche se non esaurientemente, nell’ebraico biblico riguardo al testo masoretico (Kogut 1986; Eskhult 2005; Kutscher 1974), al contrario il loro uso nei rotoli del Mar Morto non è stato ancora investigato.
Diversi ebraisti hanno notato la riduzione di hinneh nei libri post-esilici della Bibbia ebraica: Kogut considera tale riduzione quale variazione diacronica della lingua ebraica, mentre Eskhult sostiene che sia la diretta conseguenza della tendenza a evitare il discorso diretto nell’ebraico biblico post-esilico.
Nel tracciare il profilo linguistico del grande rotolo di Isaia ritrovato a Qumran, Abegg (2010) ha osservato che nella seconda parte (dalla colonna 28 fino alla fine del rotolo) si riscontra una variazione linguistica maggiore con il testo masoretico più di quanto si riscontra nella prima parte. E tale osservazione vale anche per l’uso di hinneh.
In generale l’uso dei presentativi nei rotoli del Mar Morto coincide con quello del testo masoretico, l’unica importante eccezione è la seconda parte del rotolo di Isaia, in cui le discrasie sono più numerose delle coincidenze. Si può affermare che i rotoli del Mar Morto insieme alla prima parte del rotolo di Isaia si allineano all’ebraico biblico classico nell’uso dei presentativi, mentre la seconda parte del rotolo potrebbe indicare una fase intermedia della lingua, in cui scompare quasi completamente hen per essere sostituito in tutte le funzioni da hinneh (nelle fasi successive dell’ebraico scomparirà anche hinneh).
È stato però ipotizzato che hen viene sostituito per evitare la confusione con la forma aramaica corrispondente (congiunzione ipotetica se).
E qui ci troviamo di fronte ad un grande problema. L’ebraico e l’aramaico nelle loro fasi tarde tendono entrambi a semplificarsi. Prova ne sia il fatto che all’inizio sia l’ebraico sia l’aramaico avevano i casi e probabilmente anche una desinenza avverbiale, per poi scomparire nella fase storica, eccezion fatta per qualche relitto cristallizzato. Si porta spesso l’esempio che i segolati acquisiscano la vocale breve segol per via della caduta dei casi.
Quindi è lecito pensare che, nello scorrere del tempo, due presentativi sarebbero di troppo, quindi uno viene sostituito (livello diacronico). Ma è lecito allo stesso modo pensare che siffatta sostituzione potrebbe dipendere anche da un livello sincronico, cioè interno alla stessa lingua in un dato lasso di tempo. Infatti, la lingua in sé è un sistema che tende a equilibrarsi, per questa ragione spinge a eliminare le somiglianze fonetiche e semantiche. Si dice spesso che i sinonimi in realtà non esistono in nessun idioma del mondo: ci sarebbero sempre alcune differenze semantiche, anche lievi, o di registro, o di uso, o quant’altro, che differenziano le parole all’apparenza simili.
Ricordiamo altresì che la lingua aramaica è sorella dell’ebraico: sono assai simili. Pensiamo solo al fatto che san Girolamo, quando tradusse le parti aramaiche della Bibbia, non si accorse che aveva di fronte un altro idioma e lo considerò semplicemente un ebraico imbastardito.
Secondo la nota distinzione di Saussure, la “langue” è la lingua presa nel suo essere sistema astratto (grammatica), invece la “parole” indica la lingua presa nel suo uso pratico. Sarebbe insomma la differenza tra linguistica e filologia: la prima studia la langue, la seconda si concentra sulla parole.
Pertanto ogni qual volta si ha a che fare con la filologia, specie di testi antichi, occorre misurarsi con la storia, cioè con l’uso che si fa di una data lingua.
È probabile che la potatura delle somiglianze dipenda certamente da fattori diacronici o da fattori sincronici, per cui la somiglianza tra le lingue, specie quelle semitiche, viene potata molto spesso.
Ma anche da fattori della langue o della parole (un fattore della parole può essere la innovazione scribale, oppure l’uso scribale, e così via).

Marco Calzoli

Altre Riflessioni Filosofiche

Marco Calzoli è nato a Todi (Pg) il 26.06.1983. Ha conseguito la laurea in Lettere, indirizzo classico, all’Università degli Studi di Perugia nel 2006. Conosce molte lingue antiche e moderne, tra le quali lingue classiche, sanscrito, ittita, lingue semitiche, egiziano antico, cinese. Cultore della psicologia e delle neuroscienze, è esperto in criminologia con formazione accreditata. Ideatore di un interessante approccio psicologico denominato Dimensione Depressiva (sperimentato per opera di un Istituto di psicologia applicata dell’Umbria nel 2011). Ha conseguito il Master in Scienze Integrative Applicate (Edizione 2020) presso Real Way of Life – Association for Integrative Sciences. Ha conseguito il Diploma Superiore biennale di Filosofia Orientale e Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa – Istituto di Scienze dell’Uomo nel 2022. Ha dato alle stampe con varie Case Editrici 51 libri di poesie, di filosofia, di psicologia, di scienze umane, di antropologia. Ha pubblicato anche molti articoli. Da anni è collaboratore culturale di riviste cartacee, riviste digitali, importanti siti web.



Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »