Omicidio Scavo, l’ammissione di Capriati e Lagioia: “Abbiamo sparato”
“Sì, ho sparato io a Filippo Scavo”. Scrivendo dalla loro cella alla pm antimafia di Bari Bruna Manganelli il 22enne Dylan Capriati, figlio di Mimmo (assassinato il 21 novembre 2018 al quartiere Japigia), assistito dall’avvocato Donato Colucci, e il 22enne di Corato Aldo Lagioia, difeso dall’avvocato Michele Dell’Erba, hanno ammesso le loro responsabilità nell’omicidio del 43enne affiliato al clan Strisciuglio, il 19 aprile scorso, nel Divine club di Bisceglie. La sua famiglia ora è rappresentata dall’avvocata Daniela Castelluzzo.
I due sono entrambi detenuti dopo essere stati arrestati dai carabinieri della Bat, che hanno ricostruito il delitto grazie alle telecamere di sorveglianza che immortalano Capriati e Lagioia rientrare nella discoteca assieme a Nicolas Morelli, 21enne di Bari da un’entrata laterale, e alle dichiarazioni di alcuni testimoni. Uno di questi, già sentito nell’immediatezza del fatto dagli investigatori, era stato citato per il prossimo 10 settembre, per essere interrogato come teste con il rito dell’incidente probatorio, che garantisce al giudice di assumere una prova che altrimenti andrebbe persa o compromessa prima del processo in tribunale.
Ma, proprio a seguito delle dichiarazioni autoaccusatorie, fatte da Dylan Capriati e Aldo Lagioia, la stessa pm Manganelli avrebbe chiesto al giudice di annullare l’incidente probatorio, ritenuto a questo punto inutile. Le indagini avevano infatti accertato che a sparare contro Scavo, alcuni minuti dopo una lite verbale, sarebbero state due pistole, impugnate dai due ragazzi che con la loro confessione ora avrebbero cristallizzato le accuse nei loro confronti. Si attende adesso che il giudice decida se annullare l’appuntamento di settembre con il testimone. L’accendersi della guerra con i Capriati arriva a 2 anni dall’omicidio di Lello Capriati, nipote del noto boss di Bari vecchia Tonino, raggiunto da 4 colpi di pistola il 1 aprile 2024, e sparati secondo l’antimafia da Gianluca Marinelli, in sella a una Honda Hornet guidata dall’amico e complice Nunzio Losacco.
Lello Capriati fu ucciso, hanno ricostruito gli investigatori della Squadra Mobile coordinati dal pm Marco D’Agostino, perché aveva tentato di mediare tra i giovanissimi dei due clan, i suoi figli Christian e Bino in primis, e il gruppetto di ragazzi di Carbonara guidati da Filippo Scavo. Ma erano stati proprio i suoi figli a rompere il patto, andando a sparare a Carbonara e ferendo due ragazzi degli Strisciuglio.



