Oltre un italiano su cinque investe in fondi comuni

Investire sì, ma diversificando i sottostanti in modo da ridurre il rischio complessivo. Si spiega così l’interesse crescente degli italiani verso i fondi comuni, con il numero di sottoscrittori che nel 2025 ha raggiunto quota 12,4 milioni. È quanto emerge dall’Osservatorio annuale di Assogestioni, che evidenzia un balzo in avanti del 7% nell’ultimo anno, che porta il tasso di partecipazione dal 19,7% al 21% dell’intera popolazione. Un progresso tutt’altro che scontato se si considera che le tante incognite del quadro macro hanno fatto crescere la tentazione di tenere i soldi fuori dal tavolo, ma l’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato una straordinaria capacità di tenuta da parte dei mercati finanziari anche nelle fasi più difficili. Senza trascurare il fatto che l’effetto erosivo dell’inflazione fa perdere valore al denaro lasciato sui depositi.
Italia al secondo posto in Europa
Complessivamente, il valore totale investito dalle famiglie italiane ha raggiunto la cifra record di 679 miliardi di euro dai 608 miliardi del 2024, posizionando l’Italia come il secondo mercato retail più grande dell’Eurozona, subito dietro alla Germania. “L’Osservatorio evidenzia la natura fortemente accessibile dei fondi comuni, dato che il valore mediano oscilla tra i 16 mila e i 20 mila euro”, commenta Fabio Melisso, vicepresidente del Comitato Comunicazione di Assogestioni. “Questo significa che esattamente la metà degli investitori italiani detiene cifre contenute sotto i 20 mila euro”.
“Osserviamo sempre un’elevata concentrazione dello stock nelle fasce più abbienti, ma c’è anche la conferma di come i fondi comuni siano uno strumento democratico e accessibile anche a chi ha disponibilità più ridotte”, aggiunge Riccardo Morassut, senior research analyst dell’associazione.
Cresce la quota delle donne
A livello di genere si registra un progressivo azzeramento del divario, con le donne che rappresentano ormai il 47% dei sottoscrittori contro il 53% degli uomini. Si tratta di un cambiamento strutturale impressionante se confrontato con il 42% del 2005 e il 34% registrato nel 1996, al momento della prima rilevazione.
Il censimento di Assogestioni mette in luce una forte correlazione tra l’andamento demografico del Paese e la concentrazione dei capitali. L’età media del sottoscrittore ha raggiunto i 61 anni, mentre nel 1996 era di 50 anni. Oggi gli investitori over 65 rappresentano ben il 40% del totale della platea, rispetto ad appena il 17% di trent’anni fa. Le generazioni di Boomers, Silent e Greatest Generation rappresentano il 52% del totale, seguite dalla Generazione X con il 30%. “Il dato positivo arriva da Generazione Z e Millennials che oggi rappresentano il 18% dei sottoscrittori, con un incremento del 3% rispetto alla rilevazione precedente. La sottorappresentazione dei più giovani si sta attenuando”, aggiunge Morassut.
Patrimonio ai vertici in Europa
L’Osservatorio include per la prima volta un confronto europeo basato sui dati della Bce, da cui emerge che il patrimonio in fondi delle famiglie dell’Eurozona è pari a 4.199 miliardi di euro, di cui 902 miliardi di euro localizzati in Italia. “Nell’area euro l’investimento in fondi rappresenta il 13% delle attività finanziarie delle famiglie”, sottolinea l’analista. “Il dato italiano è pari invece al 17%, al di sopra della media europea. Con 902 miliardi di euro di patrimonio, l’Italia rappresenta il 21% del mercato europeo retail dei fondi, pesando più di un quinto del totale. Il nostro Paese è secondo solo alla Germania, che conta anche su una popolazione più numerosa. In termini di patrimonio, il mercato italiano è superiore di oltre due volte a quello francese, che presenta un maggiore ricorso a prodotti assicurativi”.
Questo tema consente anche di misurare il contributo dei fondi nell’ambito della Savins and Investment Union. Dei 535 miliardi di euro investiti dagli italiani in equity, il 21% è destinato alle azioni domestiche, un dato significativo se si pensa che la Borsa italiana pesa solo per lo 0.8% dell’indice mondiale. Nei principali Paesi dell’Eurozona l’investimento in azioni si attesta all’11% delle attività finanziarie, una percentuale ridotta rispetto al 45% degli Stati Uniti.
La mappa geografica dell’investimento vede una forte polarizzazione nel Nord Italia, dove risiede il 64% dei sottoscrittori e si concentra il 68% dello stock complessivo. L’Emilia-Romagna guida la classifica per tasso di partecipazione con il 33.1%, seguita da Piemonte al 29.7% e Lombardia al 29.2%. La Lombardia detiene anche il primato dell’investimento complessivo con 186 miliardi di euro e dell’investimento medio con 63.214 euro. Riccardo Morassut ha precisato che: “Gli stock sono in media più elevati rispetto al 2024, grazie anche al buon andamento dei mercati”, aggiungendo che “l’Osservatorio conferma il grande potenziale di sviluppo al Sud e nelle Isole, dove la quota di liquidità nei portafogli resta ancora elevata”.
Per quanto riguarda le modalità di distribuzione, il canale bancario continua a dominare la scena per i fondi italiani con il 95%, mentre per i fondi esteri cresce il peso delle reti di consulenti finanziari, che raggiungono il 47% nei prodotti cross-border. Le modalità di sottoscrizione vedono un arretramento del versamento in un’unica soluzione Pic, che scende dal 61% al 57%. L’investimento tramite piani di accumulo Pac resta invariato al 21%, ma questa quota supera il 50% tra gli under 45, confermando la propensione dei giovani a investire piccoli importi nel tempo. La forma mista Pic e Pac sale invece al 22%.
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