Ok dalla Camera alla legge sull’obbligo di pubblicazione sui media delle sentenze di assoluzione
Una bandierina per il centrodestra. Una soglia che, per l’opposizione, può diventare rischiosa. “Questa prima approvazione in aula è un piccolo traguardo, ma importante. Esigere che a una persona, uscita da un procedimento penale, vada restituita pienamente la sua reputazione, la sua immagine e capacità di relazioni, è un segno di civiltà. E non è un passo marginale, ma va nella direzione in cui noi abbiamo sempre spinto”. Così Enrico Costa, capogruppo di FI alla Camera, spiega a Repubblica la soddisfazione dopo il sì dell’assemblea di Montecitorio alla legge sull’obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione. L’Aula ha approvato la sua proposta di legge con 127 a favore, nessun voto contrario e 82 astenuti (tra i quali quei deputati di centrosinistra per i quali il testo partiva da “un ragionevole principio”, pur tra qualche dubbio nell’esecuzione, come era emerso già dai lavori in commissione).
La pdl di Costa prevede dunque la pubblicazione delle sentenze di assoluzione con “un rilievo adeguato” a quello riservato alle relative inchieste. Recita il testo: qualora le testate giornalistiche, “su richiesta dell’interessato nei cui confronti sono stati pronunciate sentenze di assoluzione, di proscioglimento , o di non luogo a procedere o di archiviazione”, non provvedessero a pubblicare o ad aggiornare il profilo dell’originario indagato, ci si può rivolgere al Garante per le comunicazioni. Che potrà decidere entro cinque giorni la pubblicazione obbligatoria.
Per Forza Italia, un segnale (inviato all’interno) e una bandierina (da spendere col proprio bacino elettorale).”In effetti è il primo provvedimento dopo il referendum. E corrisponde alla nostra visione garantista e liberale, sono orgoglioso”, aggiunge Costa. Ma le polemiche non mancano. E il M5s attacca: “Il principio di fondo della pdl è condivisibile. Ma, per come é scritta, la legge finisce per incidere sulla libertà di stampa: perché impone la pubblicazione della notizia interferendo sulle scelte di editori e giornalisti, a prescindere dall’effettivo interesse”. In particolare Federico Cafiero de Raho, già procuratore nazionale antimafia, oggi deputato pentastellato, si sofferma sul tema dei costi che peserebbero sulle testate: “La legge non prevede alcunché in tema di spese, e questa é una lacuna: la pubblicazione non potrebbe essere a capo del soggetto interessato, essendo lui il beneficiario di questa forma di riparazione, ma non potrebbe essere nemmeno a carico della testata tenuta alla pubblicazione, in quanto questa non costituisce un rimedio contro un fatto illecito. Siamo di fronte a una forma di ‘riparazione’ posta a carico dei mezzi d’informazione ma senza alcuna loro colpa. In sintesi, il testo contiene inesattezze sistematiche perché avrebbe dovuto trovare collocazione nel Codice di Procedura Penale, nell’ambito della norma che già riconosce il diritto all’oblio. Una incongruità del perimetro di applicazione e una limitazione della libertà di stampa”. Ora la parola passa al Senato.
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