dagli ultimi istanti alla rianimazione

Continuano a emergere nuovi elementi sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto domenica scorsa al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento di polizia. I video acquisiti dagli inquirenti ricostruiscono gli ultimi novanta minuti di vita dell’uomo, mostrando le diverse fasi che hanno preceduto il decesso: dallo stato di forte agitazione all’arrivo delle forze dell’ordine, fino all’immobilizzazione e ai tentativi di rianimazione.
Le prime immagini: Fakir chiede aiuto e invoca un’ambulanza
Le prime riprese, realizzate da alcuni residenti prima dell’arrivo della polizia, mostrano Fakir in evidente stato di alterazione. L’uomo grida, si porta più volte le mani alla testa, chiede che venga chiamata un’ambulanza e ripete frasi come “Mi vogliono ammazzare” e “Il Pilastro mi vuole uccidere”. In altri momenti cammina a quattro zampe, colpisce con forza le porte dei garage e si muove con le mani alzate. Secondo la ricostruzione, intorno alle 11.59 parte la prima chiamata al 112: chi contatta i soccorsi segnala un uomo che urla e prende a calci le porte basculanti dei garage del palazzo di via Italo Svevo.
L’arrivo della polizia e il tentativo di calmarlo
La pattuglia della polizia arriva sul posto alle 12.15. Gli agenti, di 23 e 28 anni, chiedono immediatamente l’intervento del 118 con automedica e cercano inizialmente di tranquillizzare Fakir senza ricorrere alla forza. Un video trasmesso dal Tg La7 mostra il 42enne ancora disteso a terra, in forte stato confusionale, mentre continua a gridare e uno dei poliziotti prova a parlargli mantenendo le distanze. Secondo la ricostruzione, gli agenti attendono diversi minuti prima di intervenire fisicamente, fino a quando l’uomo si dirige verso un automobilista che stava entrando nell’area dei garage.
La bodycam e l’immobilizzazione
Poco prima dell’intervento fisico, intorno alle 12.30, il poliziotto più giovane attiva la bodycam personale. Anche quelle immagini sono ora all’esame della procura. Secondo il difensore dei due agenti, l’avvocato Gabriele Bordoni, l’intervento sarebbe scattato dopo una colluttazione tra Fakir e l’automobilista che stava cercando di accedere al proprio garage. Abderrahim Fakir se la sarebbe presa con lui e il passeggero e i due sarebbero scesi dalla macchina e lo avrebbero affrontato. Una versione contestata dal legale della famiglia, Fabio Anselmo, che sostiene invece come i filmati non mostrino alcuna colluttazione, ma soltanto un gesto scomposto del 42enne, che si sarebbe sbilanciato, finendo a terra. Nei video già diffusi si vedono gli agenti mentre cercano di immobilizzare Fakir in posizione prona. Durante queste fasi viene utilizzato anche lo spray al peperoncino, spruzzato da distanza ravvicinata. Le immagini mostrano una lunga fase di contenimento – con tanto di manette e piedi prima fermati da un cittadino e poi legati – con l’uomo che continua a chiedere aiuto mentre tenta di opporsi all’immobilizzazione.
I soccorsi e il massaggio cardiaco
L’ambulanza della Croce Rossa arriva poco dopo. I volontari richiedono immediatamente l’intervento dell’automedica, ritenendo necessario un supporto sanitario avanzato. Le immagini mostrano che, dopo alcuni minuti di immobilizzazione, Fakir smette di reagire. A quel punto iniziano le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Questa fase sarebbe documentata da un ulteriore video che mostrerebbe come al 42enne sia stato praticato il massaggio cardiaco e la ventilazione mentre era ancora legato. Una circostanza che il legale della famiglia definisce incompatibile con le corrette procedure di rianimazione e che rappresenta uno degli aspetti al centro degli accertamenti della Procura. L’automedica raggiunge il Pilastro poco prima delle 13. Quando il medico prende in carico il paziente, le condizioni sono ormai disperate.
Le indagini
La Procura di Bologna sta proseguendo gli accertamenti per ricostruire con precisione tutte le fasi dell’intervento. Oltre ai filmati registrati dai residenti e alle immagini diffuse dai media, sono stati acquisiti anche i video della bodycam indossata da uno degli agenti e ogni altro elemento utile a chiarire la dinamica dei fatti e le cause della morte di Abderrahim Fakir.
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