«Oggi il 70% guarisce, ma la battaglia continua»

BOLZANO. «Oggi dalla leucemia si guarisce…». Lo dice tenendo bassa la voce Stefano Toso. Nel senso: la battaglia non è mai finita. Anche se, ecco la speranza che diventa realtà, il 70% dei malati ne esce. Torna a vivere. E lo fa dopo aver combattuto contro questo nemico, una volta implacabile, che intacca il sangue, e che si chiami leucemia o mieloma. O le altre varianti di una aggressione cancerogena spesso silenziosa che adesso ha finalmente trovato trincee di difesa e, soprattutto, terapie in grado di batterla. «Ma noi non abbandoniamo il fronte», aggiunge. «Noi», sono i volontari dell’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie. Una pattuglia consapevole della difficoltà dell’impresa ma che non è mai arretrata anche in stagioni in cui poco sembrava possibile del tanto che invece oggi lo è.
Toso è da un paio d’anni presidente Ail. «Ci sono a lungo stato in mezzo ma è stata mia moglie a tenermi sempre dentro questa visione delle cose in cui darsi da fare anche individualmente ha un grande significato», spiega. Nel senso che stare solo un paio d’ore dietro i banchi dove si chiede aiuto, donazioni, sostegno, serve. Eccome se serve. L’Ail ha avuto un’idea: le stelle e le uova.
Sarebbero, presidente?
A Natale le stelle, a Pasqua le uova. Noi le confezioniamo e noi proviamo a distribuirle. Per le nostre due più sentite festività un modo di tenere insieme il bello e il bene.
Il bello cos’è?
Un dono da portare a casa. Per stare insieme.
E il bene?
Invece di pagarle normalmente nei punti vendita le persone sanno che quello che lasciano a noi, poco o tanto che sia, il costo reale o qualcosa in più, serve alle nostre battaglie contro la leucemia.
Ogni euro un po’ di speranza in più?
Questo è la chiave di tutto. Fare un gesto semplice e immaginare che possa agire su grandi cose.
Ricevete contributi pubblici, magari provinciali, per il vostro impegno?
No, ci sosteniamo con le donazioni. E Natale e Pasqua sono i momenti decisivi delle nostre campagne di solidarietà. Ci facciamo conoscere, nel mentre.
Vi serve anche questo?
È indispensabile.
Siete pochi?
Mai abbastanza. Una decina fissi nel direttivo. Ma poi arrivano più di un centinaio di nostri volontari. Sono quelli che si alternano dietro ai banchi delle stelle e delle uova. Che ormai sono diventate un classico, in inverno e in primavera.
Perché meglio le donazioni che non gli aiuti pubblici?
Oggi ci serverebbe assumere un dipendente solo per rendicontare eventuali contributi. Saremmo schiavi della burocrazia. Stiamo semplici. E poi c’è il 5 per mille.
Ma siete forti in Italia no?
Abbiamo 82 sezioni, un piccolo esercito che si dà sempre da fare. Tra azioni di propaganda, relazioni coi centri ospedalieri, le cure.
Come va a Bolzano?
Bene. Le terapie sono costantemente aggiornate. Esiste un centro trapianti di midollo osseo, uno delle fonti delle affezioni del sangue. Per invece l’oncologia pediatrica, i piccoli malati di leucemia, ci sono i grandi centri a Innsbruck e a Padova dove lavorano le squadre di specialisti e attivano le terapie.
In casa che le dicono?
Mi danno una mano. Iniziando da mia moglie che è entrata in Ail molto prima di me, fa volontariato da una vita, e mi ha molto aiutato a fare la scelta di entrarci anch’io nell’associazione.
Nata a Bolzano quando?
Era il 1987. Da allora ne abbiamo fatta di strada insieme.
E il suo lavoro, come va?
Quello che mi dà da vivere è quello di agente immobiliare.
A proposito di emergenze e del suo ruolo professionale, quella della casa morde Bolzano da tempo immemore. Le ragioni?
A parte quelle su cui ormai si discute da anni, come la carenza di terreni edificabili, anzi proprio l’assenza, e dunque di alloggi disponibili, c’è il costo della vita in generale qui, che è altissimo.
E il mercato si adegua?
Lo fa. E attraverso una regola semplice: finché c’è richiesta l’offerta viaggia. E la richiesta c’è, anche su prezzi che sappiamo.
Qualche soluzione?
Un piano di edilizia pubblica a costi calmierati ad esempio.
Altro?
Il mondo è cambiato. Nel resto d’Europa la casa spesso non si acquista ma si affitta, gli italiani invece tradizionalmente comprano la casa in cui vivono. Non sarà sempre così. Anche a Bolzano, in sostanza, bisognerebbe iniziare a pensare di più anche al mercato degli affitti.
Source link




