Cultura

Of Monsters And Men – Live @ Anfiteatro Del Vittoriale (Gardone Riviera, 26/06/2026)

Credit: press

Uno dei primi annunci, nonché il nome rompighiaccio, dell’attesissimo cartellone di Tener-a-mente di questa edizione, sono stati proprio gli Of Monsters and men, in Italia, dopo sette anni dall’ultima volta, per presentare il nuovo album “All is Love and Pain in the Mouse Parade” uscito lo scorso anno, il quarto della saga per l’ensemble islandese, che festeggia proprio quest’anno il quindicesimo anno di esistenza ufficiale, dato che il debutto risale al lontano 2011, dopo una breve finestra temporale di sottobosco underground.

Un successo importante, sicuramente più alternativo nel primo periodo, posizionando, almeno inizialmente, il collettivo di Reykjavik, adiacente a nomi altisonanti particolarmente in voga ai tempi del loro debutto, i vari Mumford and Sons, gli straordinari Decemberists, passando per i primi Arcade Fire, o gli stessi Lumineers, tutti nomi, oggi, sinonimo di garanzia, chi più chi meno, con carriere radicate e consolidate, forse non sempre all’insegna della qualità o all’altezza di un certo status conseguito e parlo in generale, ma comunque titolari di opere ancora oggi che reggono il passare del tempo.

Forse considerati, da una certa critica di settore, un progetto più da seconda linea, sorta di proposta gregaria, quando si stilano i nomi di un’ipotetica scena, in realtà, di strada ne hanno fatta, non solo fisicamente con un tour world wide, che fin dagl’inizi, li ha visti suonare sempre un pò ovunque, ma anche da un certo profilo artistico, non si può negare, una continua ricerca, e un posizionamento con un approccio personale, fin dal lontano debutto “My head is an animal”, già culto in patria, come vera e propria promessa islandese, anche sulla scia di successi planetari di stimati connazionali, fino ad arrivare al controverso e succitato “All is Love and Pain in the Mouse Parade”, al quale si imputa una certa direzione verso un pop da larghe vedute, inseguendo un successo più ampio.

Credit: Fabio Campetti

Critiche o considerazioni che lasciano sempre il tempo che trovano, dato che qui le canzoni continuano a non mancare, ed è un dettaglio da prendere e tenersi stretto, la solita simbiotica unione delle due voci di Nanna Bryndis e Ragnar, che si completano nelle sfumature, per un cantato sognante.

Replicano la data bolognese di ieri sera, con un “tutto esaurito” già da tempo per questa secondo appuntamento, che chiude anche il mini tour nel nostro paese.

Setlist, ricca di diciotto brani, che pesca molto dal disco nuovo, particolarmente compiuto in certi frangenti, penso alla doppia apertura dà reminiscenze National “Television Love” “Dream Team”, ma anche “Tuna is a can” e la bellissima ballad “The Block” (a mio avviso uno dei loro brani più belli in assoluto) ovviamente non mancano le hit, quelle che chiunque ha probabilmente sentito almeno una volta “Dirty Paws”, “Kings and Lionheart”, ma soprattutto “Little Talks”, brano, che probabilmente, dal punto di vista economico, vale una carriera.

Un bel concerto, otto musicisti affiatati da anni di percorso, un set pieno di dettagli, menzione speciale alla scenografia della luci, che, in un posto incantevole come l’Anfiteatro del Vittoriale, fa ulteriormente la differenza.

Molto bravi.


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