Umbria

Nuovo gruppo consiliare ‘Bandecchi per Terni’, il commento dai banchi di Ap: «Quanta confusione»

di Raffaello Federighi*

La cronaca politica locale ha registrato, nei giorni precedenti, la costituzione, nell’ambito del Consiglio Comunale, di un gruppo denominato “Bandecchi per Terni” da parte di quattro Consiglieri precedentemente iscritti nel gruppo consiliare di AP.

Si tratta di una decisione importante, ma non particolarmente rilevante, soprattutto da parte delle opposizioni che, a destra e a sinistra, mi sembra abbiano questioni non trascurabili al loro interno, basti pensare che entrambe hanno visto i loro candidati sindaci abbandonare la compagine elettorale originaria. Inoltre, i colleghi hanno scelto una denominazione che sottintende la continuazione del sostegno all’attuale amministrazione, peraltro ribadito da specifiche dichiarazioni. Sgombrato il campo da interpretazioni fantasiose, per consenso elettorale, esperienza e ruoli, non posso sottrarmi ad un contributo di pensiero, che il Sindaco e i colleghi conoscono perfettamente da giugno 2023, quando, in silenziosa perplessità, ho deciso di occuparmi delle deleghe e incarichi (sicurezza in Comune e Capo di Gabinetto in Provincia), che il Sindaco ha inteso fiduciariamente affidarmi e che mi hanno tenuto doverosamente distaccato dal dibattito politico quotidiano. Non esternare non significa non pensare o non proporre, soprattutto quando il momento lo richiede e, voglio rassicurare qualcuno, non sono distratto perché sto imparando a giocare a golf.

A mio avviso, la politica è essenzialmente tecnica e scienza, le quali, portate ai livelli più alti dai leader, si trasformano in arte, il tutto, auspicabilmente, nell’interesse generale dei cittadini. All’inizio dell’attuale Consiliatura si sono generati due scostamenti procedurali non trascurabili. Il primo, il quale prevede che gli incarichi politici vengano attribuiti seguendo il criterio del consenso elettorale conseguito. La motivazione è intuibile: con i voti ottenuti, che si contano e non si pesano, gli elettori determinano chi, secondo le loro fondamentali indicazioni, dovrà ricoprire ruoli istituzionali rilevanti. Si tratta di un principio ineludibile che, come tutte le regole, prevede sporadiche eccezioni, le quali non fanno che confermare la regola stessa. E’ così ovunque e riguarda anche il Sindaco, che ricopre la carica per avere ottenuto più voti rispetto ai propri concorrenti e non certo perché i suoi eventuali referenti ritengono lo stesso competente e affidabile, magari perché durante la campagna elettorale ha innaffiato bene i vasi dei fiori o portato a spasso il cane di qualcuno.

Il secondo fraintendimento, ugualmente non trascurabile, riguarda il ruolo e le funzioni del gruppo consiliare. Esso è primario, vieppiù in carenza di un’organizzazione politica a monte ed esercita funzioni di indirizzo e controllo nei confronti della Giunta e non certo viceversa. Per tale dogma, è impensabile che la giunta assuma iniziative importanti, soprattutto senza il preventivo confronto con il gruppo Consiliare che, unitamente con il sindaco (che è un consigliere comunale a tutti gli effetti), detiene la responsabilità dell’iniziativa politica. Questi principi di scienza politica, ignorati perché evidentemente non a tutti chiari, hanno ingenerato qualche confusione di troppo, tanto da portare il sindaco stesso, nel febbraio del 2026, a modificare profondamente la giunta originaria, allo scopo di dare nuovo impulso e correggere squilibri. Se questo risultato sia stato ottenuto, in tutto o in parte, sarà valutato dal sereno confronto tra il Sindaco stesso e i suoi consiglieri comunali, al netto di estemporanei “consigliori” interni o esterni all’Amministrazione Comunale.

I risultati di questa Amministrazione sono indiscutibili e apprezzati dalla maggior parte dei cittadini, molto lontani dal teatrino della politica; basti riflettere, su tutti, che il dissesto provocato dalla sinistra e che la destra ha mostrato di non sapere gestire, è stato brillantemente risolto dall’amministrazione Bandecchi, che lo ha fatto tenendo i conti in ordine e senza contrarre nuovi debiti. Ciò detto, “business are usual”, con buona pace di disfattisti e complottisti i quali, non riuscendoci con i mezzi della politica, tirano per la giacchetta istituzioni esterne come la Procura e la Prefettura, pensando dissennatamente che tali serie istituzioni vengano in loro soccorso e si mischino nel confronto politico. Il Sindaco e i Consiglieri troveranno soluzioni idonee riguardo questioni non esiziali e che non interferiscono minimamente con l’amministrazione della città. Da parte mia, tutti lo sanno, ma è bene ribadirlo, eticamente ritengo doveroso concludere la Consiliatura esattamente dove l’ho iniziata e con questo non esprimo giudizi verso chi, liberamente, ha deciso in maniera differente. Ove questo non fosse possibile, per motivi fondamentali di coscienza, lo direi privatamente al mio Sindaco, dopodiché mi dimetterei e tornerei a casa, alle mie occupazioni, non rilasciando alcuna intervista specifica. Infine, “semel in anno licet insanire”, mi trovo sorprendentemente d’accordo con un passato rilevante esponente dell’amministrazione comunale nella parte in cui, pubblicamente, affermava: “ho da tempo voltato pagina e non mi piacciono le minestre riscaldate”.

*Consigliere Comunale delegato alla Sicurezza, Capo di Gabinetto della Provincia di Terni

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