15enne italiano detenuto a Malta resterà in carcere per sospetti legami col “gruppo 764”: la decisione

È entrato in aula con il passo incerto della sua età, ma vestito come un uomo: abito blu, camicia bianca e cravatta. È un quindicenne italiano che da oltre settanta giorni vive il paradosso di un’adolescenza spezzata tra le mura di un carcere maltese, e che si presentato oggi davanti ai giudici della corte minorile della Valletta. Sul tavolo, la possibilità di rilascio su cauzione.
L’inizio dell’incubo: un allarme bomba e una trappola digitale
Ma andiamo per gradi. Tutto comincia il 25 maggio scorso: una telefonata anonima annuncia una bomba alla Lily of the Valley Secondary School di Mosta, l’istituto frequentato dal ragazzo, che vive sull’isola con la famiglia da cinque anni. Scatta l’evacuazione, la paura è reale, ma l’ordigno non c’è. Le indagini sono lampo e portano dritte a lui. Quello che sembrava il gesto sconsiderato di un bullo nasconde però un abisso molto più profondo: il 15enne sarebbe stato adescato su Roblox, e poi manipolato da un gruppo criminale internazionale.
Il ricatto al quale sarebbe stato sottoposto mette i brividi: i predatori digitali inondano il suo telefono di file terribili – materiale pedopornografico, contenuti suprematisti e satanisti – e poi fanno scattare la trappola. “O provochi l’allarme bomba a scuola o diciamo tutto ai tuoi genitori e alla polizia”. Lui, terrorizzato, avrebbe obbedito.
Oltre due mesi di isolamento e accuse pesantissime
Oggi il ragazzo deve rispondere di nove capi d’imputazione, che vanno dal procurato allarme all’associazione terroristica, fino alla detenzione di materiale pedopornografico. Per le autorità maltesi, non si è trattato di uno scherzo, ma di un legame attivo con l’organizzazione internazionale “764”, come rende noto ANSA.
I genitori, però, non ci stanno e gridano al mondo che loro figlio è una vittima. Denunciano condizioni di detenzione durissime, quasi da “41bis”: i primi quattro giorni in un carcere per adulti (dove il ragazzo si è autolesionato per lo stress), poi il trasferimento al centro minorile Coors, chiuso per 22 ore al giorno in cella. Per tre giorni avrebbe persino dovuto mangiare con le mani, senza posate. Una situazione che ha spinto la Farnesina a muoversi con decisione: l’ambasciatrice Valentina Setta lo ha visitato più volte su istruzione del ministro Tajani.
L’udienza di oggi: porte chiuse e decisione
L’aula di oggi è blindata. La giudice ha escluso i media dall’udienza, ammettendo la presenza dell’ambasciatrice Setta solo dopo aver verificato che la procura non si opponesse. Accanto al ragazzo ci sono l’avvocato e i genitori.
Al termine dell’udienza, come scrive ANSA, la decisione è che il ragazzo rimanga in carcere. Dietro questa scelta c’è un sospetto pesante che agita gli inquirenti maltesi; credono infatti che il giovane possa aver svolto il ruolo di reclutatore per il “gruppo 764”.
Durante l’udienza l’ispettore a capo del caso ha presentato i nuovi dati estratti dal pc portatile del ragazzo. Le analisi della polizia avrebbero confermato la presenza di “multiple evidenze” di contatti con questa rete criminale internazionale.
Fino a poco tempo fa, la posizione delle autorità maltesi sembrava oscillare: il ragazzo era una pedina manipolata dai criminali oppure agiva di sua iniziativa? Oggi la bilancia sembra pendere verso la tesi di una partecipazione più consapevole. L’ispettore ha infatti precisato che il materiale ritrovato rinforza l’idea di un coinvolgimento attivo come possibile reclutatore. Proprio per sciogliere ogni dubbio e capire meglio a che livello agisse il giovane, la giudice ha deciso di affidarsi a un perito tecnico: sarà lui a passare sotto la lente d’ingrandimento tutti i dispositivi elettronici sequestrati.
Source link




