Nuovo decreto sicurezza: cosa prevede la norma sui rimpatri dei migranti con l’incentivo agli avvocati
L’emendamento sui rimpatri volontari dei migranti è stato presentato il 18 marzo al Senato, nella commissione Affari costituzionali, nel primo passaggio parlamentare del decreto sicurezza. La proposta ha la firma del senatore di FdI, Marco Lisei, ed è stata condivisa dal resto del centrodestra, depositato come un emendamento di maggioranza sia in commissione sia in aula. Sul caso è scoppiata la polemica. A contestare la norma tutto il centrosinistra. Ma non solo. Contrari anche avvocati e magistrati, compreso il Consiglio nazionale forense che si è dissociato.
Cosa prevede l’emendamento
L’emendamento prevede che nella gestione dei rimpatri volontari assistiti, il Viminale possa collaborare anche con il Consiglio nazionale forense – organo esecutivo dell’avvocatura, citato espressamente nel testo – oltre alle (già previste) organizzazioni internazionali che si occupano di rimpatri. Il Consiglio viene indicato pure per la corresponsione dei contributi agli avvocati ossia l’incentivo di 615 euro che – in virtù dell’emendamento – andrebbe all’avvocato che segue la pratica di rimpatrio volontario, purché il migrante torni effettivamente nel suo paese.
L’emendamento prevede, infine, oneri stimati in 246 mila euro per il 2026 (perché la novità si applicherebbe dal primo luglio di quest’anno, si legge nella relazione illustrativa dell’emendamento), 492 mila per il 2027 e altrettanti per il 2028 facendo ricorso ai fondi previsti nella legge di stabilità del 2015. La relazione cita inoltre i dati del Viminale per cui nel triennio 2023-2025 sono circa 2500 i cittadini stranieri che hanno chiesto e aderito ai rimpatri volontari assistiti, in media 800 l’anno. “Ai fini del computo degli ulteriori costi derivanti dalla novella in questione – si legge nella relazione – si può quindi razionalmente prevedere, nell’attuazione della misura incentivante de qua, un raddoppio, su base annua, dei rimpatri” volontari.
Ancora polemiche
Le polemiche non si placano. Per la deputata del Partito democratico, Michela Di Biase, il governo ha inventato il “bonus remigrazione”, “un incentivo agli avvocati per favorire il rimpatrio dei migranti. Una scelta che racconta più di tante parole le priorità sbagliate di questo esecutivo. Parliamo di una misura che rischia di alterare il corretto equilibrio del sistema di tutela dei diritti, mettendo in discussione anche il ruolo e l’autonomia della difesa, che deve restare orientata esclusivamente all’interesse del cliente e non a meccanismi incentivanti. È per questo – sottolinea la deputata dem – che nella discussione alla Camera chiederemo la cancellazione di questa norma, come ha già fatto anche il Consiglio nazionale forense. È evidente – conclude Di Biase – che questo governo ha perso di vista le vere emergenze del Paese, preferendo alimentare una narrazione ideologica piuttosto che dare risposte reali ai cittadini”.
Il capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali della Camera, Filiberto Zaratti, annuncia che “sarà una battaglia durissima nelle commissioni e in aula, non ci arrenderemo a questo modo strafottente della destra di dettare le loro regole del gioco”. Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva, sui social scrive: “Il ‘premio rimpatri’ previsto nel decreto Sicurezza rappresenta l’ennesima prova di un governo più confuso che persuaso. Nel tentativo di rafforzare le politiche sui rimpatri, la norma finisce per produrre l’effetto opposto: sollevare dubbi di costituzionalità e mettere contro l’intero mondo della giustizia. Il governo farebbe bene a fermarsi e correggere immediatamente questo errore. La sicurezza non si costruisce con norme contraddittorie e slogan, ma con serietà, coerenza e rispetto delle regole”, conclude Faraone.
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