Sicurezza e ronde, scintille in consiglio comunale tra Gandolfo (Fdi) e Viscogliosi

Genova. La sicurezza in città, con un focus sulla gestione dei minori stranieri non accompagnati e sulle aggressioni contro alcuni di loro avvenute nei giorni scorsi, sono stati al centro del consiglio comunale di oggi. Due interrogazioni, una della maggioranza e una dell’opposizione e l’ennesima polemica dai toni molto accesi con tanto di un “caso” su un termine offensivo proferito fuori microfono dall’assessora alla Sicurezza Viscogliosi, da giorni sotto attacco del centrodestra.
I giochi si sono aperti con un articolo 54 della consigliera del Pd Donatella Alfonso, rivolto all’assessora al Sociale Cristina Lodi, che ha fatto emergere le problematiche legate alla gestione dei minorenni stranieri. “Siamo di fronte a ronde di cittadini, un allarme sociale implementato da alcune fake news diffuse da testate giornalistiche inesistenti”, ha ricordato Alfonso.
“Il sistema dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati presenta dei buchi, a partire dalla struttura di alta complessità che da tempo avrebbe dovuto essere attivata dalla Regione Liguria e che avrebbe consentito di seguire in maniera più idonea i ragazzi con problemi di tossicodipendenza e quelli con disturbi psichiatrici – ha risposto Cristina Lodi – per quanto riguarda gli episodi degli ultimi giorni, e in particolare le ronde, auspichiamo che si individuino al più presto i responsabili, di concerto con il tribunale dei minorenni e con la polizia locale abbiamo organizzato degli incontri con i ragazzi per ascoltarli e per suggerire loro comportamenti tutelanti”.
Ma l’atmosfera si è scaldata maggiormente con l’intervento del consigliere di Fratelli d’Italia Nicholas Gandolfo, un’interrogazione inserita all’ultimo minuto nell’elenco di quelle in discussione, e che si è concluso con la richiesta, a gran voce, di dimissioni dell’assessora alla Sicurezza. “Lei non è in grado”, ha urlato Gandolfo rivolgendosi direttamente all’esponente della giunta Salis. Viscogliosi si è alzata in piedi è gli ha risposto, a microfono spento: “Lei la deve smettere, questo è un attacco personale”.
In seguito i consiglieri di minoranza hanno sostenuto che l’assessora abbia anche definito Gandolfo “buffone” – momento che però non è stato registrato chiaramente dalla diretta del consiglio – e quindi ne ha chiesto conto alla presidenza del consiglio comunale. Oltre mezz’ora di consiglio comunale è stata impiegata in interventi di condanna da parte dei vari consiglieri di minoranza. Al termine della seduta di consiglio la stessa assessora – che avrebbe ammesso di avere usato il termine “buffonate” e non “buffone” – ha dichiarato: “Il termine, detto a microfono spento, e intercettato, nasce dalla continua delegittimazione personale nei miei confronti, con tanto di riferimenti anche al mio stipendio, con modalità e toni aggressivi che finiscono per alimentare la violenza sui social, io sono disponibile a rispondere a qualsiasi critica sul mio operato ma la politica non dovrebbe trasformarsi in un attacco permanente alla persona, il diritto di critica non equivale a un diritto generalizzato all’insulto”.
Un chiarimento che a chi – il centrodestra – si aspettava delle scuse, non è andato giù: “Sono basito – ha replicato Gandolfo – non c’è nulla di personale nel giudizio del suo operato, ed è doveroso chiedere che cosa sta facendo anche per quello che percepisce, soldi pubblici dei genovesi, che lei abbia parlato a microfono spento non può essere una giustificazione, lei ha offeso con me i cittadini che ci hanno eletto per stare in quest’aula, e questo conferma che abbiamo ragione a chiedere che si dimetta”.
Ma tornando alle interrogazioni, nella sua, Gandolfo aveva ribadito alcuni dei concetti già più volte espressi in queste settimane per attaccare l’amministrazione comunale: dalla decisione di non dotare la polizia locale di taser all’assenza di presidi fissi di polizia locale in determinate zone della città: “A Genova la situazione è completamente sfuggita di mano”.
L’assessora Arianna Viscogliosi, nella sua risposta, aveva chiesto di “abbassare i toni” e un “richiamo alla responsabilità, non intendiamo partecipare a questo gioco al massacro che mette alcuni cittadini contro gli altri, cosa che già ci state riuscendo a fare, ai cittadini servono soluzioni concrete e non slogan e noi lavoriamo con altre forze dell’ordine e istituzioni”.
Viscogliosi aveva aggiunto: “Non servono ronde e forme di giustizia fai da te ma una presenza coordinata dello Stato e delle istituzioni, da mesi chiediamo risorse aggiuntive, a partire dai patti della sicurezza che dovrebbero essere sottoscritti a breve, ma quello che serve è l’invio di maggiori risorse statali sul territorio”.



