nuovi punti ristoro nei parchi. La mappa
Dai parchi storici alle piazze dei quartieri popolari, fino ai piazzali esterni delle stazioni della metropolitana.
Nel territorio del Municipio IV prende ufficialmente forma il piano strategico che punta a rivitalizzare, presidiare e portare servizi di base in alcuni degli spazi pubblici più frequentati della periferia orientale di Roma.
L’amministrazione municipale ha infatti approvato e pubblicato le graduatorie definitive del bando pubblico per l’assegnazione delle aree destinate all’installazione di nuovi chioschi per la somministrazione di bevande e alimenti confezionati.
L’operazione nasce con una duplice veste: incentivare l’economia di prossimità e, contemporaneamente, garantire un presidio sociale e di decoro in aree verdi e snodi di scambio intermodale che oggi risultano sguarniti di servizi e punti di riferimento per la cittadinanza.
Chi ha vinto il bando: la mappa dei chioschi
Il piano originario disegnato dagli uffici di via di Tiburtina prevedeva inizialmente la messa a bando di sedici postazioni strategiche. Al termine dell’esame delle domande, otto aree hanno trovato un assegnatario definitivo.
Tra i luoghi che vedranno l’apertura dei nuovi punti ristoro spiccano il piazzale adiacente alla fermata della Metro B Santa Maria del Soccorso, piazza Giovanni Spadolini, il frequentatissimo Parco Meda, piazza Smart e diversi quadranti distribuiti tra i quartieri di Pietralata, Tiburtino, Casal Bruciato e Settecamini.
La lettura dei nomi in cima alle graduatorie ha subito innescato discussioni nei corridoi della politica locale. Tra i soggetti economici risultati vincitori per alcune delle postazioni più redditizie figurano infatti esponenti della famiglia Tredicine, dinastia storicamente egemone nel settore del commercio ambulante, dei banchi d’urtista e dei camion-bar della Capitale, capace di piazzare le proprie sigle ai vertici dei punteggi previsti dall’avviso pubblico.
Strutture leggere e patti di gestione: l’operatore diventa “custode”
I privati che firmeranno il contratto otterranno la gestione dello spazio per dieci anni, a fronte del pagamento di un canone annuale che l’amministrazione ha differenziato in base al potenziale commerciale e alla centralità della postazione.
I chioschi dovranno essere strutture ecocompatibili e di dimensioni ridotte, progettate per integrarsi nel paesaggio urbano.
Le regole di vendita sono rigidissime: sarà consentito esclusivamente il commercio di bibite e prodotti già imballati, mentre sarà tassativamente vietata qualsiasi attività di cottura, preparazione o trasformazione di cibo espresso.
L’aspetto più innovativo della concessione risiede tuttavia negli obblighi di cura del bene comune. I commercianti non si limiteranno a fare cassa, ma dovranno trasformarsi in veri e propri custodi dello spazio pubblico circostante.
Il bando impone loro la manutenzione ordinaria del verde limitrofo, la pulizia quotidiana dai rifiuti e la responsabilità dell’apertura e della chiusura dei cancelli delle aree nei tempi stabiliti.
Il nodo dei negozi deserti e la corsa contro il tempo per l’estate
L’approvazione delle graduatorie arriva dopo un iter amministrativo decisamente tormentato. Nei mesi scorsi, infatti, il Municipio era stato costretto a ritirare in autotutela una prima versione del bando per allineare le procedure di gara alle severe direttive della Regione Lazio in materia di regolarità contributiva e DURC degli operatori.
Dopo la correzione dei refusi e la ripubblicazione del testo, gli uffici sono stati inondati da decine di offerte.
Ora scatta la fase operativa. I vincitori verranno convocati singolarmente nelle prossime settimane per l’accettazione formale e il rilascio dei permessi edilizi e commerciali.
Il traguardo fissato dalla giunta municipale è stringente: sbrigare le ultime pratiche burocratiche nel giro di pochi giorni per inaugurare le prime strutture entro l’inizio della stagione estiva.
Resta da sciogliere, infine, il nodo delle otto postazioni rimaste prive di offerte. Nelle prossime settimane il Municipio IV deciderà se lanciare un bando-bis per assegnare i lotti rimasti al palo o se rimodulare i progetti, modificando la destinazione d’uso di quelle piazze che non hanno incontrato il favore degli operatori commerciali.
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