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Home Notizie Nuova Consonanza e San Giovanni Valdarno: i festival di musica contemporanea che ridisegnano la scena italiana

Due appuntamenti autunnali dedicati alla creazione contemporanea: il 63° Festival di Nuova Consonanza a Roma con oltre 40 prime esecuzioni e il XXI Festival di Musica Cla

7 Novembre 2026 01:54

L’autunno 2026 si conferma una stagione densa per chi segue la creazione musicale del presente: tra Roma e la Toscana, due appuntamenti dedicati al festival musica contemporanea mettono al centro la nuova composizione, le prime esecuzioni assolute e il rapporto tra linguaggi del nostro tempo e repertorio storico. Due contesti diversi per dimensione e storia, ma accomunati dalla stessa scommessa: portare il pubblico a confrontarsi con musica scritta oggi, spesso per la prima volta.

Il 63° Festival di Nuova Consonanza a Roma: oltre 40 eventi e più di 30 prime mondiali

La Nuova Consonanza è una delle realtà più longeve della musica contemporanea italiana. Nata a Roma tra il 1959 e il 1962 per iniziativa di Mario Bertoncini, l’associazione ha costruito nel corso dei decenni un festival che è diventato un punto di riferimento nazionale per compositori, esecutori e appassionati del repertorio del presente. La 63ª edizione mantiene quella densità programmatica che distingue l’appuntamento romano: oltre 40 eventi, con più di 30 prime esecuzioni mondiali e 11 prime italiane.

Numeri che non sono semplice vanto quantitativo. Ogni prima esecuzione assoluta in un festival di questa portata significa un compositore che vede nascere il proprio lavoro davanti a un pubblico, spesso dopo mesi o anni di scrittura. Significa un ensemble o un solista che ha studiato una partitura inedita, che ha dovuto costruire un’interpretazione senza precedenti da cui partire. È un processo radicalmente diverso dall’esecuzione di repertorio consolidato, e il festival di Nuova Consonanza lo sa bene da oltre sessant’anni.

La storia del festival attraversa epoche e linguaggi: dall’avanguardia degli anni Sessanta, quando l’improvvisazione e la sperimentazione elettroacustica erano ancora terreni da dissodare, fino alle edizioni più recenti che hanno ospitato musiche in dialogo con il digitale, con la spazializzazione del suono, con le nuove possibilità timbriche degli strumenti tradizionali. Le sedi romane hanno cambiato nel tempo — il Mattatoio Roma ha ospitato l’edizione del 60° anniversario nel dicembre 2023, così come altri spazi della città e dei comuni limitrofi hanno fatto parte del perimetro del festival in edizioni precedenti — e questa mobilità geografica riflette una volontà di non cristallizzarsi in un unico contesto istituzionale.

→ Leggi anche: San Giovanni Valdarno, tre compositori scrivono cadenze inedite per Mozart: il progetto del festival

Per chi vuole seguire il programma dettagliato della 63ª edizione, il riferimento principale resta il sito ufficiale di Nuova Consonanza, dove vengono aggiornati date, luoghi, compositori e formazioni coinvolte.

Cosa significa produrre più di trenta prime assolute in un solo festival

Organizzare un festival musica contemporanea con questa concentrazione di prime esecuzioni richiede una filiera produttiva precisa. I compositori vengono spesso coinvolti con anticipo, a volte attraverso commissioni dirette, a volte tramite call aperte. Gli ensemble devono ricevere le partiture in tempo utile per lo studio, il che implica che i lavori siano effettivamente completati e consegnati, non semplicemente annunciati. Le prove devono tenere conto della difficoltà tecnica di musiche che nessuno ha mai suonato prima.

Questo sistema — che Nuova Consonanza pratica da decenni — ha un impatto concreto sull’ecosistema della composizione italiana e internazionale. Un compositore che riceve una commissione per il festival di Roma ottiene non solo un compenso economico, ma anche la certezza di un’esecuzione pubblica di qualità, davanti a un pubblico specializzato e a operatori del settore. È un meccanismo di sostegno alla creazione che non si esaurisce nell’evento singolo: le registrazioni, le recensioni, i contatti che nascono in queste occasioni possono avere conseguenze durature sulla carriera di chi scrive musica.

La concentrazione di prime mondiali in poche settimane crea anche un effetto di densità critica: compositori, esecutori, giornalisti e studiosi si trovano nello stesso spazio per un periodo prolungato, generando confronti, discussioni e analisi che difficilmente emergono da eventi isolati.

Il festival di San Giovanni Valdarno e il dialogo tra nuovo e antico

A poca distanza cronologica, anche il Festival di Musica Classica di San Giovanni Valdarno — giunto alla sua ventunesima edizione — propone un approccio alla musica contemporanea che parte da una prospettiva diversa: non la tabula rasa della prima assoluta, ma il dialogo con il repertorio storico. La formula delle commissioni a compositori viventi per la scrittura di nuove cadenze su partiture di Mozart è un esempio concreto di come la creazione contemporanea possa radicarsi nel passato senza per questo rinunciare alla propria voce.

→ Leggi anche: Autunno 2026, i festival di musica classica e contemporanea in Italia: date e programmi

La cadenza, nella tradizione del concerto classico, è il momento in cui il solista improvvisava — o eseguiva un testo scritto — su materiale tematico del brano, mostrando tecnica e fantasia. Mozart ne scrisse alcune lui stesso, ma molti concerti lasciavano questo spazio aperto. Nel tempo, i grandi esecutori e compositori hanno riempito quel vuoto con le proprie cadenze: da Beethoven per i concerti mozartiani fino alle versioni novecentesche di vari pianisti e compositori. Commissionare oggi nuove cadenze a compositori del nostro tempo significa inserirsi in questa tradizione con piena consapevolezza storica, ma anche con la libertà del linguaggio contemporaneo.

Tre compositori — Chisci, Vannoni e Piras — avrebbero ricevuto commissioni per nove nuove cadenze nell’ambito del festival toscano, secondo quanto indicato nel progetto editoriale di questo approfondimento. Si tratta di una scelta programmatica precisa: non tre lavori autonomi, ma nove cadenze, il che suggerisce una copertura ampia di concerto o movimenti diversi, con ogni compositore che affronta più di un momento della tradizione mozartiana.

Perché la cadenza contemporanea è un banco di prova rivelatore

Scrivere una cadenza su Mozart non è un esercizio accademico neutro. Il compositore deve confrontarsi con un materiale tematico preciso, con un’armonia funzionale che ha regole storiche riconoscibili, con un contesto esecutivo — il concerto solistico — che ha aspettative consolidate nel pubblico. Allo stesso tempo, deve portare una voce propria: se la cadenza suonasse identica allo stile mozartiano, perderebbe senso commissionarla a un compositore contemporaneo.

Questo equilibrio tra rispetto del contesto e affermazione del proprio linguaggio è uno dei nodi più interessanti che un festival musica contemporanea può mettere in scena. Non si tratta di giustapporre antico e nuovo, ma di mostrare come il presente possa abitare la tradizione senza dissolversi in essa. Il risultato, quando funziona, è doppiamente interessante per il pubblico: rivela qualcosa di nuovo sul compositore di oggi e qualcosa di inaspettato sulla partitura di ieri.

Tra Roma e la Valdarno, l’autunno 2026 offre dunque due angolazioni complementari sulla stessa questione di fondo: come si produce, si esegue e si ascolta musica scritta nel presente. Un festival punta sulla densità delle prime assolute come atto di fiducia radicale nel contemporaneo; l’altro usa il dialogo con Mozart come specchio in cui il contemporaneo si misura. Entrambi gli approcci hanno senso, e la coesistenza di entrambi in una stessa stagione dice qualcosa di utile sullo stato della creazione musicale in Italia.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’AI e sottoposto a revisione editoriale.


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