Sardegna

Nuoro. Barracelli. La compagnia fa scudo: «Da dimissionari accuse strumentali»

NUORO – Le recenti uscite polemiche sulla carta stampata e le dimissioni di dieci componenti della compagnia barracellare di Nuoro hanno sollevato un dibattito a cui l’amministrazione cittadina e la parte operativa del corpo hanno deciso di rispondere con fermezza. Entrambe le parti respingono le accuse mosse dal COR.BAR, offrendo una ricostruzione dei fatti dettagliata per fare chiarezza su una vicenda che definiscono distorta e strumentale.

La posizione della compagnia barracellare – La fazione della compagnia che ha scelto di restare in servizio si smarca nettamente dai dimissionari, puntando il dito contro le dinamiche gestionali pregresse e la totale mancanza di trasparenza. «Una parte della compagnia non sapeva assolutamente nulla delle dimissioni presentate», denunciano i barracelli operativi, sottolineando come questo sia il «segno di dinamiche interne e di passaggi comunicativi gestiti in modo tutt’altro che trasparente». Secondo chi resta, l’atto di dimettersi in blocco senza informare tutti i membri dimostra scarso amore per l’istituzione. Le critiche si rivolgono in modo diretto anche ai vertici del gruppo uscente: «Al tenente facente funzioni andrebbe ricordato che la dignità vuol dire ben altro, ben lontano da certe uscite scomposte».
La difesa nei confronti dell’amministrazione è totale, al punto che i barracelli ribadiscono: «Se la compagnia è rimasta aperta e continua a operare, lo si deve unicamente al Comune». Il vero problema, sottolineano gli agenti, risiede nella passata conduzione del corpo, nato già sotto commissariamento. «Quando in un’organizzazione viene a mancare una guida solida, coesa e capace di coordinare le forze, è del tutto normale che si creino tensioni, malumori e problemi strutturali», spiegano dalla compagnia. «Prima di cercare capri espiatori all’esterno, bisognerebbe aprire una riflessione seria sulla gestione interna». Da qui la richiesta esplicita a chi ha sollevato le polemiche, a partire dal COR.BAR, di fare un passo indietro e porgere le proprie scuse.

La posizione del Comune di Nuoro Sulla stessa linea si colloca l’amministrazione comunale, che attraverso le parole del sindaco Emiliano Fenu e dell’assessore Marco Canu chiarisce i nodi sulle risorse, sui nuovi innesti e sulle procedure disciplinari. «Le dimissioni sono una scelta personale che rispettiamo», dichiara il sindaco Fenu, precisando però un aspetto normativo cruciale: «La compagnia barracellare è un’istituzione comunale e non coincide con una persona o con un gruppo di componenti. Le dimissioni di alcuni barracelli, dieci componenti su diciassette, non determinano, da sole, lo scioglimento della compagnia».
Il Comune smentisce categoricamente le accuse relative alla perdita del finanziamento regionale da ottantamila euro destinato a mezzi e attrezzature. «Su questo punto occorre attenersi agli atti», incalza il primo cittadino. «La discrasia tra la scadenza imposta dalla Regione e la data di istituzione ufficiale della compagnia non hanno consentito alla precedente amministrazione di accedere ai fondi. Non è quindi fondata l’attribuzione della responsabilità della perdita di risorse alla giunta attuale, questi sono fatti documentati e incontestabili». L’assessore Marco Canu rivendica invece gli investimenti fatti per il presidio: «I numeri mostrano che il Comune ha investito sulla compagnia. L’aumento dello stanziamento da diecimila a quindicimila euro, il mezzo antincendio e il lavoro svolto per completare l’ingresso dei nuovi componenti fanno parte di un percorso che punta a rafforzare il servizio».
A tal proposito, l’amministrazione ricorda che quindici nuovi aspiranti sono già stati giudicati idonei dalla Prefettura e attendono solo di completare le pratiche mediche e di maneggio delle armi. L’ente respinge inoltre l’accusa di mancata interlocuzione, sottolineando che il sindaco aveva già fissato per i giorni successivi al 29 agosto una riunione plenaria. Sul tavolo c’erano i nuovi ingressi e il delicato procedimento disciplinare legato alla nota vicenda di Marrubiu, che ha coinvolto due componenti. Su quest’ultimo punto, l’assessore Canu precisa il dovere di garantire il contraddittorio: «Non sarebbe stato corretto adottare un provvedimento di sospensione o addirittura di espulsione prima della conclusione dell’istruttoria e dell’esame delle difese presentate». L’obiettivo finale dell’amministrazione rimane quello di portare a termine le nuove assunzioni e garantire alla città un presidio pienamente operativo e al riparo dalle polemiche.


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