Not all alpini”, Liguria Rainbow replica alle polemiche: “Pride resta indipendente, patrocinio solo per la Colorata cena

Genova. Dopo la polemica esplosa a seguito delle grafiche social fatte girare in occasione dell’Adunata nazionale degli Alpini svoltasi a Genova lo scorso fine settimana, il Coordinamento Liguria Rainbow interviene pubblicamente, cercando di spegnere in qualche modo la tempesta (nel boccale) che sta tenendo banco sul palcoscenico della politica genovese.
Al centro del “contendere” il patrocinio del Comune di Genova alle iniziative del coordinamento in calendario nelle prossime settimane: da una parte il grande corteo del Pride, previsto per sabato 13 giugno, e dall’altra la Colorata Cena, vale a dire una “tavolata di piazza”, simbolica e di festa, per rilanciare il tema dei diritti. Dai banchi dell’opposizione è arrivata la richiesta di “presa di distanze” da parte della giunta e della sindaca rispetto alla critica aspra contro l’adunata degli alpini, con tanto di dubbi sull’ opportunità di un eventuale rilascio del famigerato e ambito patrocinio comunale.
“Teniamo a precisare che il patrocinio deve venire richiesto e non può essere concesso in autonomia da chi amministra – si legge nella nota di Liguria Rainbow – Come Coordinamento abbiamo scelto da anni di non richiedere il patrocinio a nessun ente per il Pride, perché riteniamo che la Parata debba restare un momento di protesta indipendente. E così avverrà anche quest’anno. Diverso è il discorso della ColorataCena che realizzeremo il 16 maggio in piazza De Ferrari. La proficua interlocuzione avviata con la nuova giunta sulle politiche LGBTQIA+ ci ha convint* a voler tornare a Genova e a chiedere il coinvolgimento degli enti locali, chiedendo e ottenendo il patrocinio gratuito del Comune e, tramite bando, un contributo economico dal Municipio Centro Est. Si tratta però di un evento per sua configurazione molto diverso dal Pride: in quanto legata alla Giornata Internazionale contro l’Omolesbobiatransfobia, è la celebrazione di una ricorrenza istituzionale”.
La nota stampa del coordinamento Liguria Rainbow ritorna anche sul tema della critica all’adunata, racchiusa nello slogan, circolato sui social “Not all alpini”: “Il riferimento è al “not all men”, una isposta tipica di chi, parlando di violenza di genere, tenta di derubricare il problema a scelte individuali per negarne la radice culturale – scrivono – Rifiutare questa retorica non significa colpevolizzare i singoli ma responsabilizzarli, spostando l’attenzione dal piano difensivo (“non sono tutti così”) al problema strutturale della violenza (“siamo tutti coinvolti”)”.
E, secondo gli attivisti, l’adunata rappresentava una espressione di “maschilismo, militarismo e cultura patriarcale”. In questi giorni “abbiamo voluto affiancare la nostra voce a quelle di realtà compagne come Non una di meno Genova e Rete di Donne per la Politica di cui abbiamo condiviso gli appelli per richiamare l’attenzione sul rischio molestie, sullo sdoganamento degli aspetti machisti e di normalizzazione della guerra che questo evento ha portato con sé – conclude il coordinamento – Anche se ogni critica all’Adunata appare oggi un atto di lesa maestà, riteniamo sia nostro ruolo di attivist* suscitare interrogativi, dibattito e spingere a guardare con cura a quello che avviene nelle nostre strade”.




