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Flotilla, partito dall’Algeria anche il convoglio di terra: gli attivisti ora vogliono passare per Rafah

La Flotilla per Gaza si trova attualmente in Turchia, dove sta aspettando per ripartire in direzione del Medioriente. L’obiettivo è raggiungere le acque controllate da Israele per “rompere l’assedio” ma probabilmente prima ci sarà una seconda tappa a Cipro per spezzare il lungo viaggio per mare, che la maggior parte delle barche non riuscirebbero a sostenere. Ma mentre le barche sono ferma in Turchia, è partita un’altra “flotilla”, o meglio un convoglio via terra, che si pone lo stesso obiettivo della Flotilla di mare ma, invece di “rompere l’assedio” marittimo vuole “rompere l’assedio” terrestre.

“Partita dall’Algeria, questa flottiglia attraverserà la Tunisia, la Libia e l’Egitto, e proverà ad entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Rafah”, si legge nel comunicato. La percezione è che, anche in questo caso, si percepisce un’impostazione simile all’altra, senza un vero orientamento umanitario ma con una forte connotazione politica. Anche perché già in passato è stato tentato un esperimento simile, ovviamente fermato ben prima che la carovana potesse arrivare a Rafah, che rappresenta il varco tra l’Egitto e Gaza, ora chiuso. “Decine di caravan, centinaia di tonnellate di aiuti, decine di medici, volontari, ingegneri, costruttori e giornalisti provenienti da 35 Paesi. Questa carovana supporterà via terra le barche della Global Sumud Flotilla che presto ripartiranno dalla Turchia”.

E ancora: “Via terra andremo verso la Striscia di Gaza per rompere l’assedio e consegnare gli aiuti. Teniamo gli occhi su Gaza prima di tutto, e supportiamo con ogni mezzo possibile le missioni della Global. Per mare e per terra siamo la flotta dell’umanità”. Nel frattempo Israele ha rilasciato l’attivista palestinese con cittadinanza spagnola Saif Abukeshek, che ha già annunciato che tornerà a bordo delle barche della Flotilla ma anche che intraprenderà azioni legali per denunciare quello che ha definito il “sequestro” subito da parte di Israele, dopo essere stato detenuto per dieci giorni e aver condotto uno sciopero della fame.

L’attivista ha invitato le organizzazioni sindacali a continuare a sostenere “la lotta del popolo palestinese” e ha esortato a partecipare alla mobilitazione prevista il prossimo fine settimana a Barcellona per mantenere alta l’attenzione su quanto accade in Palestina.


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