’Ndrangheta: blitz a Soriano, tre arresti per tentata estorsione
Parallelamente all’operazione contro il clan Loielo, i carabinieri hanno messo agli arresti tre persone di Soriano Calabro con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un imprenditore
VIBO VALENTIA – Un secondo blitz, parallelo a quello che nella stessa notte ha colpito il clan Loielo, è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia nelle Preserre vibonesi. Tre le persone arrestate in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, Arianna Roccia, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
In carcere sono finiti Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Gerocarne, Nicola Criniti, 40 anni, e Salvatore Farina, 24 anni, entrambi di Soriano Calabro. Secondo l’accusa, i tre sarebbero coinvolti in un tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito delle attività del cosiddetto “Locale dell’Ariola”, ritenuto una articolazione della ’ndrangheta attiva da decenni nell’area delle Preserre, con influenza su diversi comuni del territorio.
LA TENTATA ESTORSIONE RISALIREBBE AL GIUGNO 2025
L’episodio contestato risale al giugno del 2025 e riguarda un cantiere per lavori pubblici a Sorianello. Gli operai, all’arrivo sul posto, avevano rinvenuto una bottiglia contenente liquido infiammabile fissata a una transenna, con tre cartucce da caccia inesplose applicate all’esterno.
Un ordigno rudimentale, ritenuto dagli inquirenti un chiaro atto intimidatorio nei confronti del titolare dell’impresa impegnata nei lavori, interpretato come segnale di pressione estorsiva.
La segnalazione ai carabinieri è scattata immediatamente: sul posto è intervenuta una pattuglia che ha effettuato i rilievi e avviato le indagini, con il supporto del Nucleo operativo della Compagnia di Serra San Bruno. Nel corso delle audizioni, l’imprenditore ha riferito di non aver subito, fino a quel momento, richieste estorsive o altre forme di pressione. L’episodio rappresenterebbe dunque il primo segnale intimidatorio.
Il quadro indiziario raccolto dalla Dda, inserito nel contesto delle attività del sodalizio mafioso, ha portato dunque all’emissione della misura cautelare in carcere per i tre indagati.
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