Calabria

‘Ndrangheta a Vibo, Rinascita Scott: il conto delle pene ritorna in Corte di Cassazione

Capitolo conclusivo per il troncone con rito abbreviato di Rinascita Scott, la maxi inchiesta sulla ‘ndrangheta vibonese. La Corte di Cassazione ha fissato per il 24 novembre la Camera di consiglio per discutere i ricorsi contro la sentenza d’Appello bis emessa a di maggio dai giudici di secondo grado. In tutto 28 le posizioni per cui è stato emesso l’avviso. Tra i nomi più pesanti, secondo l’impostazione accusatoria, Domenico Macrì detto “Mommo” e Francesco Antonio Pardea, indicati come punti di riferimento delle “nuove leve”, Pasquale Gallone, e Gregorio Giofrè.

Alla base del nuovo passaggio c’è la pronuncia della Cassazione del 22 maggio 2025, che aveva annullato parzialmente la precedente sentenza d’Appello. I giudici avevano ritenuto non adeguatamente motivata l’applicazione, per questi imputati, dell’aggravante prevista dal sesto comma dell’art. 416-bis, ossia relativa al finanziamento di attività economiche da controllare attraverso prezzo, prodotto o profitto di delitti.

Non si trattava di un annullamento dell’intero impianto accusatorio, ma di un rinvio limitato: bisognava rideterminare le pene togliendo la quota legata all’aggravante. Compito assolto il 21 maggio 2026 dalla Corte d’Appello di Catanzaro, che ha spiegato di aver sottratto l’aumento per l’aggravante e ricalcolato la continuazione, senza poter rimettere in discussione la pena base già definitiva: 20 anni a Luciano Macrì, 15 anni e 2 mesi a Domenico Macrì, 14 anni e 10 mesi a Gallone, 14 anni e 8 mesi a Francesco Antonio Pardea. Poi a scalare fino agli 8 anni, con due posizioni minori intorno ai 3 anni. Il 24 novembre, dunque, la Cassazione deciderà solo su questioni di legittimità. Se rigetta, le pene diventano definitive. Se accoglie, potrà annullare e decidere direttamente o rinviare ad altra sezione d’Appello.


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