mostra della “fotografa delle dive”
Bari dovrebbe essere fiera di aver dato i natali a Chiara Samugheo. Eppure, sembra essersene dimenticata. Il suo nome riecheggia fra gli appassionati di fotografia e cinema, poi più nulla. Anche se è stata una protagonista assoluta del Novecento, etichettata con una certa semplicità come la “fotografa delle dive”. Chiara Samugheo è stata una diva a sé, della fotografia e non solo. Una vita eccezionale e avventurosa, la sua, che proprio da Bari è partita: qui era nata nel 1925 – anche se per vezzo si “scontava” dieci anni, dichiarando ufficialmente il 1935 – in provincia è morta nel 2022, in una residenza per anziani, quando di anni ne aveva 96. Nel mezzo il mondo, che lei ha saputo vivere spostandosi da una parte all’altra, e fermare perfettamente con la macchina fotografica.
Di cognome faceva Paparella, Chiara, e a cambiarglielo ci pensò all’inizio degli anni ‘50 il giornalista Pasquale Prunas. Lei era già arrivata a Milano, per sfuggire alla famiglia e ai tempi che non amavano particolarmente le ragazze sveglie e desiderose di emanciparsi, e nel capoluogo lombardo aveva cominciato a frequentare intellettuali come Enzo Biagi, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Giorgio Strehler. Scriveva di cronaca nera, Chiara Samugheo, fu Prunas a consigliarle di cimentarsi con la fotografia e soprattutto a cambiarle cognome, scegliendo quello di un paese della Sardegna (di cui lui era originario). La nuova Chiara, Samugheo e non più Paparella, cominciò a scattare per caso – forse controvoglia – e però il talento fu subito evidente: raccontò per immagini la famiglia Mussolini e le baraccopoli napoletane, fu probabilmente la prima a documentare il fenomeno delle “tarantate” del Salento, raggiungendo Galatina ben prima di Ernesto De Martino. I suoi reportage finivano su Le Ore, e quello era solo l’inizio.
Il caso ancora una volta – o chissà, forse qualcosa di molto più alto e imperscrutabile – la volle al Festival di Venezia nel 1957, dove fotografò Maria Schell. Quell’immagine finì sulla copertina di Cinema Nuovo, e Chiara Samugheo diventò la fotografa delle star. “Mio malgrado”, raccontò molti anni dopo, ma anche lì ha lasciato il segno: davanti al suo obiettivo e ai suoi straordinari occhi chiari, le attrici si davano completamente, giocando con la stessa Samugheo con abiti e pose, acconciature vistose e sguardi da consegnare all’immortalità. I ritratti delle “dive” di Chiara Samugheo hanno fatto storia e cambiato anche l’impostazione del lavoro dei fotografi dopo di lei, e intanto a lei nessuno sapeva dire di no: Monica Vitti, Claudia Cardinale, Sophia Loren, e ancora Liz Taylor e Shirley McLaine, come pure Marcello Mastroianni e Marlon Brando. “Avevo bisogno di un lavoro, visto che i miei genitori, pur di farmi tornare a Bari, mi avevano tagliato i viveri”, aveva confessato Samugheo molti anni dopo, ricordando i suoi primi passi a Milano. Le sue fotografie sono finite ovunque, da Paris Match a Epoca, da Vanity Fair a Vogue e Life, e lei ha continuato a scattare fino alla fine.
Fra i suoi ultimi desideri c’era quello di portare almeno una parte del suo archivio a Bari – “la mia città”, diceva nonostante tutto – intanto gran parte della sua produzione l’ha donata al Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma (si tratta di oltre 165mila scatti), mentre la Fondazione 3M custodisce un corpus di quasi 500 scatti (per la precisione, 487). Proprio da questi riparte Bari, e finalmente, si potrebbe aggiungere: il 18 marzo alle 18 nella Pinacoteca Metropolitana – proprio lì dove tanti anni fa Samugheo riuscì a esporre – si inaugura la mostra “Il tempo delle dive. Attrici e donne dello spettacolo nello sguardo di Chiara Samugheo”, promossa dalla Città Metropolitana di Bari e curata da Pio Meledandri. Perché Bari non può dimenticarla, anzi per Chiara Samugheo potrebbe fare molto altro, perché la sua memoria non si perda.
Qualcosa intanto si muove, e la mostra potrebbe essere un buon trampolino: di recente, fra l’altro, la consigliera metropolitana Micaela Paparella (che sarà all’inaugurazione con il sindaco Vito Leccese, il direttore artistico del Bif&st, Oscar Iarussi, il critico d’arte Pietro Marino, il giornalista Pietro Fabris e lo stesso Meledandri) ha dichiarato la volontà di avviare il percorso che porterà all’intitolazione di uno spazio pubblico cittadino a Samugheo. Per ora ci sarà la mostra, che riunisce oltre 40 fotografie vintage a colori provenienti dalla collezione della Fondazione 3M, e quindi Bari avrà un assaggio di ciò che Chiara Samugheo è riuscita a fare nella sua carriera, fermando sulla pellicola Cardinale, Vitti e Loren, ma anche Sandra Milo e Raffaella Carrà e Mina. La mostra resterà aperta fino al 3 maggio 2026 e rientra negli eventi del Fuori Bif&st, il cartellone che affiancherà il Bari International film&tv festival. “Un omaggio alla straordinaria capacità di Chiara Samugheo di coniugare sensibilità artistica, eleganza e forza narrativa – così si legge nella presentazione della mostra – restituendo attraverso la fotografia il volto più autentico delle dive del Novecento”. Bari dovrebbe appuntarsela al petto, Chiara Samugheo, cittadina illustre al pari dei tanti che in città hanno vie e targhe a loro nome. Prima donna in Italia a diventare fotografa professionista, a voler ricordare un altro dei suoi primati. Ci vorrà ancora del tempo, forse, ma con la mostra un primo passo lo si fa certamente. E finalmente.




