Società

Minori e social network, Lavenia attacca la Ue: “Soglia 13 anni troppo bassa, servono divieto fino a 15 e Patentino digitale”

Bruxelles prova a mettere un freno all’uso dei social tra i minori, ma gli esperti alzano le barricate. Alla Commissione europea è stato presentato un rapporto sulla sicurezza online di bambini e adolescenti, documento che sarà valutato per formulare una proposta concreta.

Il testo ipotizza un accesso progressivo alle tecnologie digitali: niente utilizzo nei primissimi anni, uso strettamente controllato dai 3 ai 5, social media e videogiochi solo con consenso e supervisione degli adulti dai 6 ai 12, autonomia crescente tra 13 e 15 e poi relativamente autonoma dai 16 ai 18 anni.

In più, il report suggerisce una limitazione comune europea sotto i 13 anni, lasciando però aperta la possibilità di accesso con il consenso dei genitori o per finalità educative.

Ma per Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, Gap e cyberbullismo (Di.Te.), tutto questo non basta. “L’Europa ha finalmente riconosciuto che i social non sono giocattoli, ma rischia di fermarsi a metà strada”, attacca senza mezzi termini.

“La supervisione non modifica l’algoritmo”

Il nodo centrale, per Lavenia, è la falsa sicurezza che molti genitori si illudono di avere. “Un genitore seduto accanto a un bambino di 8 anni non modifica l’algoritmo, non impedisce la raccolta dei dati e non neutralizza meccanismi progettati per trattenere l’attenzione. La supervisione può ridurre alcuni rischi, ma non rende TikTok o Instagram adatti all’infanzia”.

Lo psicoterapeuta smonta pezzo per pezzo la strategia europea: “Dire che un bambino può utilizzare i social purché sia presente un adulto significa legittimare un accesso troppo precoce. Un genitore può vedere ciò che appare sullo schermo, ma non sempre può comprendere ciò che quello schermo sta producendo nella mente del figlio”.

E sottolinea un altro errore di fondo contenuto nel rapporto Ue: “Accosta esperienze digitali profondamente diverse. Una videochiamata con i nonni, un contenuto scolastico, un videogioco e un social non sono la stessa cosa. Il problema non è il digitale in sé, ma le piattaforme fondate sull’esposizione personale, sull’approvazione degli altri, sulla profilazione e sulla capacità degli algoritmi di orientare emozioni e comportamenti”.

“Tredici anni sono una soglia amministrativa, non psicologica”

La critica più dura arriva sul limite dei 13 anni, considerato dall’esperto del tutto insufficiente. “Tredici anni rappresentano una soglia amministrativa, non psicologica. Non si diventa improvvisamente capaci di gestire cyberbullismo, sessualizzazione, reputazione digitale, dipendenza e manipolazione algoritmica spegnendo 13 candeline”, ammonisce Lavenia.

La sua proposta è chiara e già avanzata nei giorni scorsi al Governo italiano: vietare i social personali prima dei 15 anni e subordinare il successivo accesso al conseguimento di un Patentino digitale obbligatorio a punti, basato su un modello già sperimentato dalla sua associazione. “Prima di entrare nelle piattaforme, ragazze e ragazzi devono conoscere privacy, cyberbullismo, sexting, fake news, reputazione digitale, algoritmi, intelligenza artificiale e dipendenza. Devono inoltre sapere che le azioni online hanno conseguenze: se sbagli perdi punti; se comprendi, ripari e affronti un percorso educativo puoi recuperarli”.

Le responsabilità di politica e big tech

Lavenia allarga il mirino e chiama in causa anche istituzioni e aziende tecnologiche. “La responsabilità deve coinvolgere anche politica e aziende tecnologiche: le piattaforme devono verificare realmente l’età e il possesso del patentino, disattivare le funzioni che favoriscono l’uso compulsivo e rispondere dei danni prodotti”.

Il parallelo con il mondo della guida è eloquente: “Per guidare un’automobile non bastano l’età e il consenso dei genitori: serve una patente. Per consegnare la mente di un adolescente agli algoritmi, invece, continuiamo ad accontentarci di una data di nascita falsa e di un clic. Questa non è protezione: è una resa”.


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