Sport

Milan e Juventus sempre più vicine alla Champions: domenica sfida a San Siro


Tornando all’andamento lento del nostro campionato, in caduta libera è il Como, messo alle corde dal Sassuolo in modo quasi irridente. La squadra di Fabregas doveva essere il nuovo che avanza e poi, in venti giorni, tutto è rotolato indietro. Deludente anche la Roma che, sfibrata dalle polemiche interne, è sempre più lontana dalla Champions, dopo il pareggio interno con l’Atalanta.

Verona-Milan 0-1

Dopo due sconfitte consecutive, i rossoneri ritrovano il successo. Tre punti (sofferti) che permettono al Milan di agganciare il Napoli al secondo posto. Ma l’unico motivo valido per dedicare una domenica primaverile a questa partita è stato il gol di Rabiot (41’) propiziato da un colpo da biliardo di Leao con il quale ha chiuso il triangolo partito dal francese. Un bel fraseggio, di due fuoriclasse, che ha illuminato una sfida altrimenti noiosa come un focus sui costumi sessuali dell’ornitorinco. Anche gli scaligeri, con Belghali, hanno avuto l’occasione per pareggiare, ma Maignan si è opposto. Per il resto, come ha sottolineato Allegri, il Milan ha «badato al sodo» cercando i tre punti per blindare la Champions. Questo era l’obiettivo e l’obiettivo ed è stato raggiunto con i soliti rischi nel finale. Ora il Diavolo ha gli stessi punti del Napoli (66) e 8 punti in più di Como e Roma, quinte. Se poi vogliamo parlare di gioco, spettacolo, velocità e altre amenità considerate inutili nel calcio italiano, meglio lasciar perdere. Da notare infine il solito episodio di razzismo (fischi e buu) della curva veronese nei confronti de Leao e Maignan. Dopo l’intervallo, prima che la partita ricominciasse, lo stesso Maignan ha chiamato l’arbitro Chiffi, che ha fatto leggere allo speaker l’annuncio sul divieto di«“espressioni di violenza o discriminazione razziale». Poi Leao, è stato sostituito al 18’ della ripresa da Allegri. Il portoghese, contrariato, gli ha chiesto spiegazioni andando in panchina tra i fischi.

Inter-Cagliari 3-0

Ormai più che allo scudetto (che anche il più scaramantico dei tifosi lo dà per acquisito) è probabile che Chivu pensi già all’eventuale doppietta (titolo+Coppa Italia) gradita come una ciliegina sulla torta. Domani i nerazzurri ritrovano a San Siro il Como nella semifinale di ritorno per arrivare alla finale dell’Olimpico in programma il 13 maggio. A questo appuntamento tutta la società è molto interessata. Una accoppiata sarebbe molto apprezzata anche dai tifosi perché solo una volta questa doppietta è stata realizzata nella storia dell’Inter: cioè nella indimenticabile stagione di Mourinho, una ricorrenza che scuote ricordi ed emozioni. Per cui contro il Como tutto verrà fatto per saltare anche questo ostacolo (all’andata finì 0-0) e poi pensare alla trasferta col Torino.

Parlare di Inter-Cagliari, dopo la disintegrazione del Napoli con la Lazio, è quasi una perdita di tempo, visto che tutto è filato secondi i piani, a parte un primo tempo di leggera sofferenza. Ma le reti di Thuram e Barella a inizio ripresa e il definitivo 3-0 di Zielinski nel recupero hanno archiviato nel modo più fluido anche questa tappa di avvicinamento al 21esimo scudetto. Tutto riesce facile come i 12 gol nelle ultime tre partite lo dimostrano. Un altro dato che, unito ai 78 punti con 78 reti, la dice lunga sulla facilità dei nerazzurri di andare a rete. Comunque, anche se in difesa non tutto è filato liscio, il riconoscimento più importante spetta a Cristian Chivu, succeduto a Simone Inzaghi sulle macerie del clamoroso tonfo nerazzurro nella finale di Champions. Quel 5-0 subìto contro il Psg era stato un ko devastante, da cui poteva essere molto arduo uscirne. La scelta di Chivu, con le sue 13 panchine con il Parma, aveva suscitato molte perplessità in un ambiente già così provato e infiammabile. Invece il tecnico romeno, con un efficace lavoro psicologico, ha ricostruito autostima in un gruppo che chiedeva solo di poter dimostrare il suo valore. Chivu è stato bravo a entrare in punta di piedi evitando di rovesciare come un guanto una squadra che disponeva comunque di molti fuoriclasse. La sua Inter è stata più aggressiva, più «profonda» di quella di Inzaghi. Ma Chivu lo ha fatto progressivamente, senza proclami e stucchevoli professioni di umiltà. Non tutto è filato liscio, certo. Soprattutto in Champions, dove l’Inter ha pagato pegno con tutte le grandi ed è poi stata eliminata ai playoff dai norvegesi del Bodo. A posteriori, forse è stato meglio così. L’Inter è la migliore del campionato, ma per eccellere in Europa deve fare ancora molta strada.

Napoli-Lazio 0-2

Un crollo verticale quello della squadra di Conte. Lui la definisce «una legnata sui denti», ma il dolore non è tutto. Ciò che ha più impressionato è come i partenopei si siano afflosciati su sé stessi. Un conto è perdere. Con Lazio di Sarri, quasi sempre vincente con le migliori, ci può stare. Un altro è alzare bandiera bianca senza neanche provarci. A parte l’aver sciupato imbattibilità casalinga, che durava da oltre un anno, e aver scucito lo scudetto nel modo più triste, resta la sensazione di un ambiente che, svanito il grande sogno, abbia perso ogni motivazione. Il fondato timore, con tutte le chiacchiere di contorno sull’eventuale uscita di Conte verso la Nazionale, è che tutto precipiti. Prima il pareggio con il Parma, ora questa severa lezione di calcio da parte della Lazio, ottimamente messa in campo da Sarri, abile a sfruttare ogni crepa partenopea. Emblematico il gol di Cancellieri dopo 6 minuti, con il comico pasticciaccio tra Spinazzola e Anguissa. È la settima volta che capita in questa stagione. È un Napoli scarico, deluso per una annata mai veramente cominciata. Tocca a Conte evitare altri disastri.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »