Calabria

«Mi hanno sparato». Le telefonate di Tassone dopo l’omicidio di Filippo Ceravolo

«Mi hanno sparato», a parlare è Domenico Tassone appena scampato all’agguato che è costato la vita al 19enne Filippo Ceravolo, vittima innocente della faida tra clan rivali nelle Preserre vibonesi. Gli investigatori hanno ascoltato praticamente in diretta gli attimi immediatamente successivi all’agguato avvenuto a Pizzoni il 25 ottobre del 2012. Il telefono di Domenico Tassone era infatti monitorato nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 26enne Nicola Rimedio ritenuto affiliato alla cosca Loielo e ucciso a Sorianello il 2 giugno del 2012.

Tassone, pochi istanti dopo gli spari e con Filippo Ceravolo agonizzante in auto, fa una serie di telefonate che per gli inquirenti non solo consentono di fissare l’orario del delitto ma anche di documentare i rapporti tra Tassone e altri soggetti ritenuti vicini al clan Emanuele. Dopo aver avvisato la fidanzata che aveva salutato solo pochi minuti prima, Domenico Tassone chiama Giovanni Emmanuele. Suo cugino ma soprattutto figura di riferimento per il clan, anche lui sfuggito a un agguato solo pochi mesi prima (l’1 aprile del 2012), per gli inquirenti il primo episodio che riaprirà la tragica guerra per il controllo del territorio. Durante la breve telefonata Domenico Tassone racconta a Giovanni Emmanuele di essere appena scampato a un agguato: «Oh… vedi che mi hanno sparato a Gianni». Lo rassicura sulle sue condizioni: «Ma non mi hanno preso c’era un altro ragazzo con me in macchina e l’hanno preso». Giovanni Emmanuele non chiede altro dice solo «sto arrivando».
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