Emilia Romagna

Oltre 20mila anziani non autosufficienti, sindacati e istituzioni a confronto sulla tenuta del sistema sociale


La tenuta sociale del territorio modenese passa inevitabilmente per la gestione della non autosufficienza, una sfida che non riguarda esclusivamente la popolazione anziana ma l’intera comunità locale. Durante un incontro avvenuto alla Polivalente di San Damaso, le sigle sindacali Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno presentato ufficialmente le Linee guida per la contrattazione sociale territoriale 2026-2028. Il documento si pone l’obiettivo di aprire un confronto diretto con i Comuni e i distretti sociosanitari per rispondere a un quadro demografico complesso, dove il 41% delle famiglie modenesi è composto da persone sopra i 65 anni e ben sette su dieci di queste realtà vedono la presenza di donne sole.

I rappresentanti sindacali Roberto Righi, Domenico Pacchioni e William Manfredini hanno ribadito la necessità di superare una gestione emergenziale per approdare a una programmazione basata sui bisogni reali, rivendicando finanziamenti nazionali adeguati che si traducano in una migliore qualità della vita a livello locale

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La priorità indicata è favorire la permanenza dell’anziano presso il proprio domicilio attraverso il potenziamento dell’Assistenza Domiciliare Integrata e del Servizio di Assistenza Domiciliare. Questo approccio richiede un’integrazione sempre più stretta tra servizi sociali e sanitari, oltre a un sostegno concreto per i caregiver familiari che necessitano di risorse, servizi di sollievo e supporto psicologico per evitare che il peso della cura ricada interamente sulle donne.

Sul fronte strettamente sanitario, la battaglia si concentra sulla riduzione delle liste d’attesa e sulla diffusione del lavoro in équipe tra i medici di medicina generale. Tra le proposte innovative spicca l’introduzione del cosiddetto codice argento nel sistema di emergenza-urgenza, dedicato specificamente agli anziani fragili, insieme al potenziamento della figura dell’infermiere di comunità. I sindacati sollecitano inoltre una piena operatività delle Case e degli Ospedali di Comunità come strumenti di presa in carico reale, sottolineando l’importanza della medicina di genere per garantire cure e prevenzione più efficaci e appropriate per tutti.

La pressione sui servizi è però evidente: a fronte di oltre 20.000 anziani non autosufficienti nella sola provincia di Modena, i posti letto nelle strutture residenziali sono attualmente 3.224. Tale cifra rappresenta il 2,66% della popolazione over 75, un dato che rimane al di sotto della soglia minima del 3% necessaria a garantire una copertura dignitosa in tutti i distretti. A questa carenza strutturale si aggiunge la criticità legata alla mancanza di personale socio-sanitario e assistenziale, un nodo che deve essere sciolto per assicurare la sostenibilità del sistema nel lungo periodo.

Infine, le Linee guida affrontano il tema dell’equità sociale e del potere d’acquisto, duramente colpito dall’aumento del costo della vita. I pensionati modenesi chiedono alle amministrazioni locali di mantenere la progressività dell’addizionale Irpef e di innalzare le soglie di esenzione. Il pacchetto di proposte include anche il contenimento di rette e tariffe, la revisione dei criteri Isee e l’introduzione di agevolazioni specifiche su Tari ed energia, con l’obiettivo di contrastare la povertà energetica e garantire una distribuzione dei costi più giusta e sostenibile per le fasce più deboli della popolazione.


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