Toscana

Men/Go, perché non pensare al Parco Ducci? Una proposta per una città che vuole crescere senza congestionarsi :: Segnalazione a Arezzo

















Il Parco Ducci potrebbe essere una valida alternativa al Prato per i grandi eventi musicali: più spazio, una logistica potenzialmente più semplice, meno interferenze con la vita del centro e un’occasione per valorizzare un’altra grande area verde della città. Il Men/Go Music Fest è ormai una realtà consolidata del panorama musicale aretino. Anno dopo anno è cresciuto, fino a diventare un appuntamento capace di attirare migliaia di persone e artisti di primo piano. L’edizione 2026, dal 14 al 18 luglio, ha confermato questa crescita, con cinque giornate di musica e una programmazione ulteriormente ampliata nel pomeriggio. Proprio perché il festival è cresciuto, forse è arrivato il momento di porsi una domanda: il Parco del Prato è ancora necessariamente il luogo più adatto per manifestazioni di queste dimensioni? La mia proposta è semplice: per eventi musicali di grande richiamo, valutare seriamente il Parco Ducci. Non si tratta di mettere in discussione il valore del Prato, che rimane uno dei luoghi più belli e rappresentativi di Arezzo. Al contrario: si tratta di utilizzare meglio le diverse aree della città, scegliendo per ogni manifestazione il luogo più funzionale alle sue caratteristiche. Il primo vantaggio: la logistica Il Parco Ducci è un’area molto ampia. La documentazione del Comune la individua come area verde comunale di quasi 50.000 metri quadrati, con accesso principale da via Baldaccio d’Anghiari e possibilità di raggiungimento anche da parte di mezzi pesanti. Sono caratteristiche particolarmente interessanti per un grande festival musicale. Un evento di queste dimensioni non significa infatti soltanto pubblico: significa palchi, strutture, camion, tecnici, transenne, servizi igienici, aree food, sicurezza, vie di fuga, backstage e movimentazione dei materiali. Avere a disposizione un’area più ampia e meno incastonata nel tessuto storico potrebbe consentire di organizzare tutto questo con maggiore facilità. Meno pressione sul centro e sui residenti Il secondo aspetto riguarda la convivenza con la città. Il Prato ha un pregio straordinario: è praticamente a ridosso del centro storico e della Fortezza Medicea. Ed è proprio questo pregio che, per un evento di massa, può diventare anche un limite. Un grande festival significa inevitabilmente rumore, afflusso e deflusso di migliaia di persone, occupazione di spazi, modifiche alla viabilità e limitazioni alla circolazione. Spostare un evento di grandi dimensioni in un’area come il Parco Ducci permetterebbe potenzialmente di concentrare maggiormente le interferenze in una zona già caratterizzata da grandi assi viari, evitando di coinvolgere per molti giorni una parte così centrale e delicata della città. Non è un dettaglio. Nel 2026 il Men/Go ha occupato il Prato per cinque giornate, con un’anteprima e una programmazione che si è sviluppata dal pomeriggio fino alla mezzanotte. La domanda, quindi, non è se Arezzo debba avere grandi eventi. La risposta è certamente sì. La domanda è dove sia più intelligente organizzarli. Il Parco Ducci è lontano, ma non troppo C’è poi un elemento che spesso viene sottovalutato. Il Parco Ducci non è una periferia lontana dal centro. È collegato alla viabilità di accesso alla città e si trova in prossimità del sottopassaggio ferroviario che collega via Baldaccio d’Anghiari e viale Cittadini. Lo stesso Piano Operativo comunale individua quest’area come strategica per rafforzare il collegamento tra gli assi esterni e il centro della città. In altre parole: è sufficientemente decentrato da ridurre l’impatto sul cuore della città, ma sufficientemente vicino da poter essere raggiunto facilmente anche a piedi dal centro e dalla stazione. È una combinazione interessante. E soprattutto è un’area molto più facilmente raggiungibile per chi arriva da fuori Arezzo. Autostrada e parcheggi Un grande evento non può essere progettato pensando esclusivamente a chi arriva a piedi dal centro. Bisogna pensare anche a chi arriva da Firenze, Roma, Siena, Perugia o dalle altre città toscane e umbre. La zona del Parco Ducci beneficia di una rete stradale che la rende particolarmente interessante sotto il profilo logistico. E c’è un altro elemento importante: il parcheggio Baldaccio. La documentazione comunale relativa alla mobilità indica per il parcheggio una capacità complessiva di 802 posti auto, oltre a circa 200 box privati, mentre la disciplina di gestione conferma l’accesso da via Baldaccio d’Anghiari. A questi si aggiungono gli altri parcheggi e spazi di sosta presenti nell’area circostante. Per un festival di grandi dimensioni, avere un sistema di parcheggi e viabilità concentrato nelle vicinanze può rappresentare un vantaggio logistico non trascurabile. Anche l’ambiente merita una riflessione C’è poi un altro aspetto. Il Parco Ducci è un grande spazio verde, ma ha un contesto urbano completamente diverso rispetto al Prato e alla Fortezza. La zona è più aperta e meno direttamente inserita nel tessuto monumentale del centro storico. Questo potrebbe consentire di progettare l’evento separando maggiormente l’area del pubblico dalle abitazioni e dalle attività quotidiane. Naturalmente questo non significa che un grande concerto non produca rumore o impatto ambientale. Significa semplicemente che la distanza e la conformazione dell’area possono offrire margini migliori per gestirli. Lo stesso Parco Ducci è già utilizzato per manifestazioni cittadine: nel 2025 ha ospitato, ad esempio, Bimbimbici. Non sarebbe dunque un’idea di utilizzare per la prima volta uno spazio estraneo alla vita pubblica della città, ma di immaginare per quell’area una nuova vocazione anche per eventi di maggiore dimensione. Non concentriamo tutto sempre nello stesso posto C’è poi una questione più generale, che riguarda il modello di città che vogliamo costruire. Arezzo dispone di diversi spazi che possono ospitare manifestazioni: il Prato, la Fortezza, il Parco Ducci, gli spazi fieristici e altre aree pubbliche. Perché concentrare necessariamente tutti i grandi eventi sempre nella stessa zona? Una città capace di distribuire gli appuntamenti sul proprio territorio può essere una città più vivibile. Il rischio, altrimenti, è quello di creare una sorta di sovraccarico permanente del sistema Prato-Fortezza-centro storico, soprattutto nei periodi estivi. E non bisogna dimenticare che il calendario cittadino non è composto soltanto dal Men/Go. La Fortezza ospita già la rassegna “Estate in Fortezza”, mentre il Prato è interessato da altri appuntamenti e iniziative. La programmazione degli eventi dovrebbe quindi considerare anche eventuali sovrapposizioni con la Fiera e con le altre manifestazioni cittadine. Il Prato non va abbandonato: va valorizzato diversamente La mia proposta, quindi, non è: “togliamo il Men/Go dal Prato”. È: “utilizziamo meglio il Prato”. Il Prato ha una collocazione straordinaria e un valore storico e paesaggistico che lo rendono perfetto per eventi più raccolti, selezionati e compatibili con le sue caratteristiche. Concerti di dimensioni più contenute. Eventi culturali. Manifestazioni di nicchia. Spettacoli particolari. E perché no, eventi con un numero di partecipanti significativamente inferiore rispetto ai grandi festival musicali. Per gli appuntamenti più prestigiosi e raccolti, la stessa Fortezza Medicea può offrire uno scenario unico, come dimostra già il successo della rassegna Estate in Fortezza. Una proposta, non una contrapposizione Arezzo non dovrebbe scegliere tra Men/Go e residenti, tra grandi eventi e qualità della vita, tra turismo e tranquillità. Dovrebbe semplicemente progettare meglio la propria geografia degli eventi. Il Parco Ducci potrebbe diventare uno dei luoghi destinati alle manifestazioni di maggiore affluenza: un grande spazio verde, con una superficie importante, accessibile dalla viabilità principale, vicino a parcheggi, stazione e centro e potenzialmente più semplice da gestire sotto il profilo logistico. Il Prato, invece, potrebbe recuperare sempre più la sua vocazione di spazio privilegiato per iniziative culturali e musicali di dimensioni più contenute, dove il rapporto tra evento, monumenti, centro storico e pubblico diventa parte stessa dello spettacolo. Non è una guerra tra parchi. È una proposta per utilizzare meglio ciò che Arezzo possiede. E forse, prima di pensare al prossimo grande festival, sarebbe utile che la città si ponesse proprio questa domanda: perché non provare, almeno una volta, a portare un grande evento al Parco Ducci e verificare se quella che oggi sembra un’alternativa possa diventare domani una soluzione?














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