Cultura

Maurizio Abate – Sacre stanze: Il suono si fa poesia :: Le Recensioni di OndaRock

In occasione dell’uscita di “Loneliness, Desire and Revenge” Antonio Ciarletta scriveva: “parlare di Maurizio Abate è difficile perché la sua musica basta a se stessa, non ha proprio bisogno di essere raccontata”. Sono passati undici anni e le cose stanno ancora così. Confrontarsi col suono plasmato dal compositore milanese è un fatto esperienziale, difficilmente traducibile in modo esaustivo a parole.

Lo dimostra ancora una volta “Sacre stanze”, opera dalla gestazione lunga pensata come un insieme di brani pensati per essere rifiniti dall’abile lavoro di arrangiamento di Marco Giudici. Un processo avviato nel 2019, oggi finalmente giunto a compimento. Un disco divenuto pienamente corale grazie al contributo alla scrittura e/o interpretazione donato da un ampio insieme di musicisti di qualità tra cui Francesca Stella Riva (Satan Is My Brother), Valeria Sturba e Alberto Boccardi.

Gli oltre dieci minuti de “La via del poeta” – traccia di apertura – condensano con eleganza e senza esitazione alcuna l’intero universo sonoro racchiuso nell’album. Ci sono le corde pizzicate con cura per accogliere un substrato elettroacustico tutt’altro che banale, la ricerca timbrica alla base della pratica di Abate, l’intersezione con le astrazioni vocali di Agnese Banti e Francesca Saracino, il dialogo con il trombone. Il tutto a generare un flusso aggraziato tra primitivismo ed esplorazione ambient, una trama che sale, si ferma e riparte altrove senza creare cesure. Immersiva, potente nel suo portato emozionale.

Un viaggio elegiaco fatto di stupore e lieve inquietudine, reso enigmatico dalle modulazioni del theremin di Valeria Sturba (“Interludio”), potenzialmente infinito negli arpeggi reiterati dell’arpa celtica di Adriano Sangineto (“Locus Numine”). Un procedere che vira verso la sperimentazione pura attivata dal confronto con Boccardi (“Occhi chiusi per vedere”) e diventa solitario soltanto nella sospensione atmosferica di “Nuvolario”.

Tradendo la premessa, di parole qui ne sono state spese fin troppo. In realtà, quel che resta da dire è che “Sacre stanze” è un luogo d’ascolto che esige il silenzio, la piena concentrazione. Ogni stilla, pausa, risonanza ha uno spazio esatto che merita di essere colto pienamente. Non resta che chiudere gli occhi e abbandonarsi alla magia del suono.

21/07/2026


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