Marmo rosso di Levanto, la messa in sicurezza della cava Campuettin per rilanciare la “firma di pietra” della Liguria

Genova. Messa in sicurezza geotecnica, gestione interna dei materiali di risulta e ripresa dell’attività estrattiva. Sono questi gli elementi centrali del progetto riguardante la cava di Campuettin, situata nel Comune di Ne e gestita dalla società Cave di Frisolino S.r.l. A seguito dell’evento franoso che nell’ottobre 2023 ha interessato i settori superiori del sito, infatti, si è reso necessario un intervento di riprofilatura del versante che ha generato circa 6mila metri cubi di materiale detritico. Con la presentazione della variante al piano di coltivazione e l’avvio della procedura di verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto aziendale l’azienda punta a riorganizzare gli spazi interni per consentire la prosecuzione dell’estrazione dell’oficalcite, nota commercialmente come Marmo Rosso di Levanto.
Il progetto prevede il mantenimento e la sistemazione dei detriti all’interno del perimetro della cava, evitando il trasporto su strada e il relativo impatto sulla viabilità della Val Graveglia. La stabilizzazione del materiale avverrà mediante la realizzazione di opere in terre rinforzate e una bastionatura in massi al piede, per un cantiere della durata stimata di circa 14 settimane. Sotto il profilo ambientale e sanitario, le analisi e le relazioni tecniche allegate al progetto confermano la compatibilità dell’intervento. I monitoraggi sulla qualità dell’aria indicano che la presenza di fibre di amianto aerodisperse è trascurabile, a condizione di mantenere l’umidificazione dei piazzali e delle piste durante le fasi operative. Per quanto riguarda la caratterizzazione dei materiali, le concentrazioni di metalli e crisotilo riscontrate sono state riconosciute da Arpal come riconducibili al fondo naturale delle rocce serpentinitiche locali, consentendone il riutilizzo in loco. Inoltre, lo studio di incidenza sulla vicina zona speciale di conservazione ha escluso interferenze negative con gli habitat e le specie tutelate.
La “firma di pietra” della Liguria
Il completamento delle opere di messa in sicurezza consentirà il proseguimento dell’estrazione di un materiale dalla lunga tradizione storico-architettonica. L’uso dell’oficalcite della riviera e dell’entroterra ligure risale all’epoca etrusca e romana per la realizzazione di manufatti, colonne e pavimentazioni.
Nel corso dei secoli, il marmo rosso di Levanto, caratterizzato dalla matrice cromatica rossa a venature bianche di calcite e componenti verdi di serpentino, è stato impiegato in opere di grande rilievo sia in Italia che all’estero. Tra gli utilizzi storici figurano gli interni e le decorazioni della Cattedrale di San Lorenzo a Genova, l’altare dell’Arco della Vittoria nel capoluogo ligure e la Chiesa sul Sangue Versato a San Pietroburgo.
In epoca moderna, la pietra è stata esportata anche oltreoceano per rivestimenti di prestigio, come le lesene della Camera del Senato degli Stati Uniti a Washington e la hall dell’Empire State Building a New York.




