Manzi (PD) attacca Valditara: “Destra usa gli istituti come terreno di scontro identitario”. E sul dimensionamento: “Macelleria sociale”

Non si placa la polemica tra governo e opposizione sulla scuola. Dopo il botta e risposta social tra Giuseppe Valditara ed Elly Schlein, a prendere la parola è Irene Manzi, responsabile Istruzione del Partito Democratico, che attacca il ministro su più fronti.
“Aprendo una polemica con la segretaria del Pd, Valditara sceglie ancora una volta la propaganda social e la pretestuosità, evitando accuratamente di parlare di quello che il suo governo sta facendo oggi alla scuola”, accusa Manzi.
Il bersaglio principale è il dimensionamento scolastico. Il ministro aveva scaricato la responsabilità sui governi precedenti, ricordando che la misura fu inserita nel PNRR da Bianchi.
Ma per la dem la realtà è diversa: “I criteri non condivisi con cui è stato attuato il dimensionamento non sono stati imposti dall’Europa – sottolinea – sono stati definiti dal governo Meloni, a partire dalla legge di bilancio 2023”.
E l’elenco delle conseguenze è lungo: migliaia di istituzioni soppresse, posti persi tra dirigenti scolastici e DSGA, e da gennaio 2026 il commissariamento di quattro Regioni – Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna – “colpevoli solo di non essersi piegate ai piani imposti da Roma”.
“Macelleria sociale” e il fantasma di Giorgetti
Manzi non usa giri di parole: “Questo governo nasconde dietro il calo demografico una logica ragionieristica inaccettabile, una vera e propria macelleria sociale che ha colpito drammaticamente territori e comunità scolastiche”. E cita le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che davanti al Parlamento avrebbe già indicato la strada: il calo degli studenti legato alla denatalità impone un “ripensamento” di strutture, personale e spesa per l’istruzione. “Tradotto: altri tagli in arrivo”, ammonisce la responsabile Pd.
L’occasione, secondo Manzi, sarebbe invece quella giusta per abbassare il numero di alunni per classe, sperimentare nuove didattiche, intervenire sul tempo scuola e valorizzare i docenti con stipendi più alti. “Ma questo governo vede nella denatalità solo un pretesto contabile per continuare a ridurre organici e risorse”.
I numeri dei tagli: cattedre, Ata e fondi evaporati
La parlamentare dem mette sul tavolo i dati: “5660 cattedre tagliate, 2174 posti in meno per il personale Ata e 600 milioni di euro in meno nel triennio, con un pesante disinvestimento anche sull’edilizia scolastica“. Un taglio che colpisce pure gli insegnanti di italiano per studenti stranieri: “Quegli stessi docenti di cui Valditara ama parlare nei suoi video, ma che ha dimenticato di tutelare dal taglio degli organici di potenziamento”.
Le misure “contro gli studenti” e il paradosso del rispetto
L’attacco si allarga alle riforme varate dal governo: “Dalla riforma del voto in condotta, al cambio della valutazione nella scuola primaria, dalla revisione delle linee guida fino alla modifica dell’esame di maturità pensata sull’onda dei fatti di cronaca. Tutte misure a costo zero fatte contro e non con la comunità scolastica”.
Manzi punta il dito anche sull’educazione al rispetto: “Il ministro che ne parla è lo stesso che ha introdotto il consenso preventivo nelle scuole secondarie e il divieto di percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primaria, riducendo drasticamente la possibilità di affrontare seriamente questi temi in classe, piegandosi alla delirante teoria gender agitata dalla destra come clava identitaria”.
La conclusione è un atto d’accusa complessivo: “La verità è che questo governo, tra i tagli annunciati da Giorgetti e la propaganda quotidiana di Valditara, ha trasformato la scuola in una voce di bilancio da tagliare e in un terreno di scontro identitario, invece che nel luogo della crescita, dell’inclusione e delle opportunità”. L’appello finale: “Anziché concentrarsi sulla polemica politica, chiediamo meno tagli e più investimenti veri, fatti a fianco della scuola e non contro di essa”.
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